BlackWater I/O Tactical Load Bearing Vest




Soggetto di questa recensione sarà oggi il BLACKWATER I/O TACTICAL LOAD BEARING VEST, plate carrier di pregio e con soluzioni altamente innovative.
Nel corso della recensione /test sarà anche fatta luce su alcune soluzioni adottabili per la regolazione della taglia.




La BlackWater nasce nel 1997 come azienda operante nei servizi di sorveglianza, sicurezza, protezione, etc, non solo in ambito civile ma anche e soprattutto militare: in pratica mercenari, anche se attualmente è di moda definirli "Contractors".
Nel corso degli anni è divenuta la maggiore società del settore e principale contractor del Dipartimento di Stato USA, reclutando nelle proprie fila ex appartenenti ai vari corpi speciali statunitensi: molti SEALs, Delta, Rangers hanno infatti lasciato il servizio poco dopo i trent'anni, l'età limite in pratica del servizio operativo, in favore di una ben piú remunerativa carriera da "Contractor".
Grazie all'esperienza operativa militare di quest'ultimi, la BlackWater ha recentemente intrapreso anche attività parallele, quali la fornitura di "Know How" mediante l'organizzazione di numerosi corsi addestrativi e di formazione, ma anche, come vedremo, la produzione e vendita di equipaggiamenti tattici ad uso privato e militare.
Si tratta quindi del primo caso di analisi delle esigenze, studio, progettazione e realizzazione di materiali in scala industriale, da parte di chi ne è anche l'utilizzatore finale.
La gamma dei prodotti commercializzati è piuttosto ristretta e riflette in pieno non solo la tipologia delle operazioni che la BlackWater tratta, ma anche l'attuale situazione internazionale in merito ai conflitti in corso e al loro modo di essere combattuti: oltre ad un Tactical Vest di forma classica a tasche fisse, come basi modulari il catalogo BlackWater offre solamente 1 Chest Rig low profile, 2 Body Armor e 1 Padded Belt, utilizzabile in abbinamento con i precedenti sistemi, e tutti nelle sole colorazioni nero e Coyote Brown.

Il primo dei 2 Body Armor è, come il CIRAS della Eagle o il RAC della TAG, uno dei tanti proseliti del RAV della Paraclete: va indossato dall'alto aprendolo su un fianco e si regola/chiude stringendo una fascia che si fissa frontalmente con sistema a velcro, che viene poi coperto da una patella (sistema con Cummerbund).

Il secondo, oggetto di questa recensione, è coprente e con tanti pals a disposizione come i precedenti BA, ma molto meno costrittivo, più leggero e soprattutto facile da indossare: BlackWater I/O Tactical Load Bearing Vest.




Dalla foto della parte anteriore possiamo subito notare la grande quantità di pals a nostra disposizione per l'aggancio di tasche modulari.
Altra cosa che attira immediatamente la nostra attenzione è il basso profilo che presenta, sia in termini di spessore che di altezza; il Body Armor indossato consente infatti l'utilizzo di un cinturone per aumentare la capacità di carico totale agganciando ulteriori tasche oppure dei sistemi Subloads.
Apparentemente particolare non troppo importante, si rivela invece decisamente utile in operazioni di lunga durata ove non sia possibile organizzare in partenza un punto per il bivacco dove occultare il III Livello (sacco a pelo, amaca, bivvi bag/tent, pasto caldo, etc).
Possiamo infatti stipare il suddetto materiale in un capiente Butt Pack agganciato al cinturone, del quale ci liberemo prima di ogni attacco/recon su un obiettivo per poi riprenderlo a fine ingaggio.
Come già detto nella parte introduttiva, questo Body Armor non ha la fascia lombare che serra la parte bassa chiudendosi frontalmente (Cummerbund), e risulta quindi piú snello senza lo spessore centrale della patella di chiusura, che vincola inoltre sulla scelta delle tasche e la loro disposizione.
La chiusura di questo vest è infatti affidata ad una larga striscia di velcro, posizionata sul lato destro del BA, rinforzata da una comoda e rapida zip silenziata della YKK, garanzia inconfutabile di qualità, dal margine inferiore fino a metà altezza, dove un laccetto con bottone a pressione assicura la chiusura e alleggerisce il carico di trazione subito dalla cerniera.
La parte superiore non ha la zip ma solo la striscia di velcro, perché molto più facile da chiudere o aprire vista l'altezza sul torace e la ridotta mobilità articolare delle braccia a pieno carico e magari con fucile a tracolla.
Gli spallacci non hanno purtroppo alcuna imbottitura, c'è solo la fascia in cordura; per renderli piú comodi è necessario acquistare a parte dei copri spallacci.
La fascia funge da sistema di regolazione dell'altezza, di cui vedremo il funzionamento piú avanti.





La parte posteriore altro non è che una tasca per piastre balistiche, semplice e lineare nella forma, ricoperta di pals su tutta la superficie e con una Drag Handle, la maniglia posta in alto che serve ad evacuare l'operatore ferito.
All’interno possiamo tranquillamente alloggiare una sacca di idratazione da 3 litri.





Come abbiamo già visto, ciò che distingue questo Body Armor da ogni altro è il suo sistema di chiusura, con una zip frontale al posto del Cummerbund.
Ma quando si parla di praticità e rapidità, non bisogna pensare solo all'atto di indossare un gibernaggio, ma dobbiamo pensare anche, e anzi a maggior ragione, all'atto di toglierlo.
Pensate ad una situazione critica in cui la rapidità con la quale ci liberiamo del gibernaggio è di vitale importanza, ad esempio in caso di ferite o se dobbiamo entrare in acqua: un Body Armor va assolutamente tolto.
I vari RAV e CIRAS hanno infatti una maniglia di sgancio rapido, che tirata rilascia un sistema di fili intrecciati dentro il pannello posteriore, che in questo modo si apre liberando l'operatore.
Ripristinare l'intreccio è un'operazione semplice quanto però lunga e laboriosa: impensabile quindi utilizzare lo sgancio rapido per liberarsi del Body Armor ogni qualvolta ce ne sia la necessità, come per una breve sosta, una recon visiva che implichi massima libertà di movimenti, un assalto rapido ad un obiettivo, etc.
Ecco che la zip del BlackWater non è solo un particolare, un vezzo, bensì un fattore migliorativo di grande utilità operativa.




Cosa distingue un Body Armor da un piú semplice Plate Carrier?
Uno sguardo superficiale ci farebbe rispondere "le dimensioni", cosa vera ed innegabile, ma c'è dell'altro.
I Plate Carrier sono essenzialmente dei pannelli, solo frontale o anche posteriore, che ospitano al loro interno le piastre antiproiettile e che esternamente hanno delle tasche o delle file di pals per agganciarne di modulari.
I Body Armor sono piú avvolgenti e protettivi, andando a riparare anche i fianchi o addirittura, con opportune protezioni aggiuntive, collo, deltoidi e genitali.
I pannelli laterali del BlackWater si aprono con velcro per ospitare infatti una protezione, nel nostro caso ci possono tornare utili per documenti, mappe, etc.




La fascia di regolazione dell'altezza, che funge anche da spallaccio, è larga e resistente ma... si fissa all'interno del pannello posteriore in un modo che suscita piú di un dubbio: una semplice "T" in cordura rinforzata che si infila in un'asola.
Parlando di un oggetto di alta qualità, sarebbe stato lecito aspettarsi una soluzione piú adeguata alla situazione.
Le fasce sembrano molto, anzi troppo, lunghe per il loro scopo: piú avanti capiremo il motivo della loro eccessiva lunghezza e spiegheremo a cosa servono.





Il lato interno del pannello posteriore è ben imbottito e sagomato per una migliore vestibilità e per poter stringere bene il tattico senza che risulti scomodo e consentire quindi una ottimale distribuzione del peso.
La regolazione della larghezza del Body Armor è affidata a 2 coppie di fastex che collegano i pannelli laterali allo schienale; le 2 parti che compongono il frontale sono collegate ai laterali con il sistema MOLLE delle tasche modulari BlackWater, uguale nel concetto al Paraclete.
Il passante è in cordura mentre al posto delle pals c'è una striscia gommata con delle asole per consentire l'intreccio del passante, la cui eccedenza si ripiega verso l'interno e si reinserisce all'interno della fascia gommata; l'assenza dell'anello sulla curva del passante, presente nel Paraclete, rende difficile lo sgancio.

Frontale



Posteriore




Nella parte superiore dei pannelli alcune strisce di velcro chiudono la tasca interna che ospita le piastre antiproiettile.

Indossato purtroppo conferma quello a cui ormai lo standard americano ci ha abituati; complice anche l'assenza delle piastre, il Body Armor risulta largo anche con le regolazioni strette al massimo e su una corporatura media (48-50 europea).
Niente di irrimediabile, iniziamo a vedere come customizzarlo.
Eh sì, perché non solo le ASG si modificano per renderle più adatte alle nostre esigenze, e spesso capita che un buon tattico venga scartato solo perché non pensiamo di poterlo modificare, correggere, adattare a noi.

La prima soluzione provata per stringere ulteriormente il Body Armor consiste nel togliere le fascette con i fastex, per poi agganciare lo schienale direttamente ai Side Panels con il sistema MOLLE.




Questa operazione riduce molto l'ampiezza del BA, tanto da renderlo adatto a corporature molto snelle che solitamente trovano difficoltà anche ad indossare gibernaggi aperti frontalmente e sui lati, con più ampia possibilità di regolazione; fissando lo schienale utilizzando le colonne di pals via via più interne dei pannelli laterali riusciamo a stringere in modo progressivamente maggiore il tattico.
Questo è il risultato:




La seconda soluzione utilizza delle striscia di cordura e dei bloccanastri.




Facciamo passare le striscie di cordura all\'interno dei passanti MOLLE, allo stesso modo delle fascette con i fastex nella configurazione originale, e le stringiamo serrandole con i bloccanastri.
Ecco come si presenta ad operazione fatta:




Stesso procedimento del precedente sistema, ma utilizzando della striscie di velcro autobloccanti, che presentano un lato velcrato e uno coperto di feltro, cioè maschio/femmina.




In questo modo non è possibile regolarlo da indossato, ma risulta molto più comodo senza i bloccanastri a fare da spessore all'interno e il rischio di allentarsi con il movimento è nullo.
Risultato:




Eccolo indossato, aderente in modo perfetto al torace e sui fianchi.
In questo modo anche a pieno carico il peso è ottimamente distribuito su tutto il torace rendendo piú agevole il movimento.







Nell'ultima foto vediamo i lunghi nastri che regolano l'altezza, inseriti all'interno nella prima foto.
Questa eccedenza ha la funzione di cinghia per l'arma: basta infatti munirsi di un passacinghia triangolare a 3 vie, due delle quali fissate alle cinghie di regolazione del Body Armor e la terza alla cinghia direttamente assicurata all'arma oppure ad un moschettone per le armi dotate di anello per l'aggancio a punto singolo.

Esempio di configurazione completa, con coprispallacci HSGI:





Aites GPS/Radio Pouch (x2)
BlackHawk Double Pistol Mag Pouch
Tactical Tailor Double Mag Panel
HSGI Mini Modular Utility Pouch
Paraclete General Purpose Medium Utility Pouch


HSGI Hydration Bottle Pouch

HSGI Hydration Bottle Pouch
BlackHawk Small Radio Pouch

Aites Claymore Pouch

Alcune foto con brandeggio dell'arma.


In caccia

In puntamento

In riposo


In definitiva si tratta di un oggetto di pregevole fattura e intelligenti soluzioni alternative alla nutrita concorrenza.
Se poi consideriamo che il prezzo si attesta intorno ai 150 euro rispetto ad un minimo di 450 euro di un CIRAS, per arrivare ai 900 euro di un RAV, la cosa si fa notevolmente piú ghiotta.

Federico "Red Bull" Pretolani


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