VFC AVALON MK 18 CQBR



Il mercato delle AIRSOFTGUNS, invaso dalle repliche/cloni di fabbricazione cinese, sembra non avere piĂą nulla di veramente nuovo da offrire.

Eppure, l’invasione delle Low Cost sembra avere dato nuovo stimolo alle case più note, sia per la tipoligia dei prodotti offerti che per il prezzo non indifferente che li caratterizzano e distinguono.

Bere o affogare, sembravano essere le possibili opzioni.
Invece, ditte come VFC, MARUI, CLASSIC ARMY, G&G, si sono date da fare investendo su nuovi progetti ovvero affinando i prodotti giĂ  noti.

VFC/GB TECH che ha prodotto pregevoli repliche degli SCAR L ed H, ha appena lanciato sul mercato nuove ASG.
Una inedita, come il KAC PDW (che sarĂ  presto recensito su ASC), alcune giĂ  note, quali quelle della famiglia COLT AR 15, ma caratterizzate da nuove soluzioni tecniche e, in particolare, dalla cura nella riproduzioni dei dettagli e nella scelta di materiali costruttivi di alto livello.

SAS MODELLSIMO, di Nerviano (MI) ci ha fornito un esemplare del nuovo VFC MK 18 MOD 0 CQBR.

Sembra il “solito” CQBR, ma così non è.


 


NOTIZIE SULL’ARMA VERA

L’ormai datato progetto di Eugene Stoner, noto come AR 15, ovvero M16, vecchio di più di quaranta anni, ha subito modifiche, miglioramenti e sviluppi che lo rendono tuttora attuale, tanto è vero che, nonostante siano stati messi a punto nuovi innovativi progetti nel campo armiero (SCAR, etc. etc….) ancora oggi l’AR15 aggiornato arma i militari americani, anche quelli dei reparti speciali.
Una versione diffusa nei reparti speciali Usa è lo MK 18 MOD 0 CQBR.

 

 



Si tratta di un M4, prodotto ancora dalla Colt (in effetti, gli AR 15 di dotazione standard, non sono più prodotti dalla Colt) rivisitato secondo le richieste del personale del Naval Special Warfare Center, Crane division, Indiana (USA) , da cui, poi, è derivata la a noi già familiare denominazione “Crane” (ad indicare, per esempio, una famiglia di calci specifici per la carabina M4…).




In sostanza, la Colt ha messo a punto una serie di “Upper Receivers”, che si differenziano per la lunghezza di canna impiegata e per il tipo di astina paramano che può variare dalla classica in termoplastici alla più sofisticata “railed” che consente il montaggio di accessori esterni.

La sigla CQBR corrisponde a Close Quarter Battel Receiver, cioè ad un “upper receiver” (la parte di guscio superiore che contiene l’otturatore…) un’astina “Railed” di lunghezza media e una canna di soli 10,3 pollici di lunghezza, pari a 262 millimetri.

L’arma così assemblata è contrassegnata dalla sigla militare MK 18 MOD 0.



LA REPLICA VFC

La nuova ASG viene fornita un una splendida e funzionale valigetta di plastica, come quella giĂ  fornita assieme alle repliche della serie SCAR.
La valigia contiene la replica, lo specifico silenziatore replica di quello prodotto dalla KNIGHTS ARMAMENT appositamente per questa carabina, il caricatore maggiorato da 300 colpi, l’anello da 30 mm marchiato Wilcox e il libretto di istruzioni che, in ultima pagina, è completato di una illustrazione che fa presagire quanti modelli di upper recevers, la VFC sta preparando per modificare la replica secondo le preferenze.

 

 









La prima sensazione è quella di trovarsi di fronte ad un’arma vera, tanto le superfici dei gusci e delle plastiche sono curate.
Imbracciata, la nuova replica VFC si rivela leggera e bilanciata.
La grip che ospita il motore, la grip verticale anteriore e i copri slitte in dotazione, trasmettono una sensazione di realismo e soliditĂ .
C'è solo un piccolo gioco, tra la grip ed il guscio che può risultare fastidioso, poichè lo si percepisce sul palmo della mano che stringe la grip.

 

 





Il calciolo modello Crane (che riporta i loghi originali, così come sono indicati sulla grip anteriore e sui copri slitte quelli della Knight’s Armament…) scorre sul tubo in maniera fluida senza alcun dondolamento, tipico di altri CQBR più diffusi.






Come nel progetto VFC HK 416, primo della serie di splendide e dettagliate repliche della casa taiwanese, anche sullo MK 18 MOD 0 è stato installato il meccanismo di scartellamento con Bolt Catch: tirando indietro la manetta di armamento, il finto otturatore (di lamierino) scorre indietro, scoprendo la rotella di regolazione dell’Hop Up.

Quando la si rilascia, la manetta di armamento torna in posizione di riposo mentre il finto otturatore rimane arretrato, ingaggiato dall’apposito meccanismo. Basta premere il pulsante del Bolt Catch, ubicato a sinistra del receiver, che il finto otturatore si libera per scattare in chiusura.

 

 







IL SELETTORE

La vera novità, in questa replica, è il selettore.
Azionando la levetta ubicata a sinistra del receiver, si vede ruotare in sincronia l’indicatore ubicato sul lato destro del fucile: una chicca!

Come accessorio di aftermarket, c’è la levetta che può essere montata al posto del cilindretto indicatore di destra rendendo quindi ambidestro il meccanismo del selettore.


IL CARICATORE

Il caricatore lascia perplessi.
Il guscio è di lamierino di acciaio molto leggero e la rotella che serve per il caricamento della meccaismo automatico di alimentazione, si intravede appena dalla fessura praticata sul fondello.
Possibile che la VFC abbia sbagliato le quote? No, impossibile!
E, infatti, ecco svelato il mistero.

Non si tratta di un errore di produzione, bensì di una precisa scelta per rendere ancora più realistica la replica.
In questo senso, VFC non ha voluto nè forare il caricatore, come su quelli HK 416 (lì, la scelta è stata condizionata dal fatto che i caricatori per HK 416 sono più lunghi di quelli stadrad) nè che in una così fedele riproduzione si intravedesse la cresta della rotella di caricamento.

 

 

 

 

In ogni caso, la replica VFC accetta anche altre marche di caricatori, più adatti all’impiego per il gioco soft air.



IL SILENZIATORE

Il fucile è corredato di una splendida replica del silenziatore QDSS-NT4 prodotto appositamente dalla Knights Armament per questo fucile.
E’ stato riprodotto fedelmente anche il meccanismo di aggancio/sgancio del silenziatore vero.

Alla prova di sparo, il silenziatore si rivelerĂ  estremamente efficace.







L’ANELLO PER IL RED DOT

Il fucile è fornito, inoltre, con un leggerissimo anello da 30 mm, marchiato WILCOX IND. , utile per l’installazione di ottiche o red dots tipo Aimpoint con tubo da 30 mm.

Il fissaggio alla slitta Picatinny (da 20 mm) del fucile è immediato e facilitato da una ghiera zigrinata di generoso diametro.

 

 





IL CALCIO CRANE

Il calcio è di particolare costruzione.
Il tappo posteriore si rimuove premendo due denti che si infilano nella pala. Rimosso il tappo, troviamo un secondo tappo che chiude i due tubi della pala.

Il calcio CRANE in dotazione può ospitare batterie della serie KRAU (cioè, non large) oppure, come ho scelto io, le LI ION da 11,1 volts, appositamente assemblate vendute dal nostro inserzionista STC.

Dal tubo su cui la pala scorre senza giochi o dondolamenti, sporge il connettore tipo Tamya mini, di colore nero.
Il cavetto di alimentazione è dotato di un fusibile ospitato in un contenitore cilindrico.

 

 







GLI ORGANI DI MIRA

Gli organi di mira stadard sono costituiti dalla classica tacca di mira trapezoidale anteriore e dalla tacca di mira tipo "DEV GRU", marchiata LMT.

 

 





PROVA A “FUOCO”

Ho testato il fucile sparando pallini da 0,25 grammi, marca Marui High Grade.

Al cronografo, con Hop Up in posizione di riposo, dopo avere sparato alcuni colpi di riscaldamento, l’ASG si è stabilizzata sull’energia compresa tra 1,03 ed 1,08 Joules.

Ho sparato diversi caricatori, ma le successive prove hanno confermato l’energia misurata all’inizio.

La prova “balistica” e regolazione dell’Hop Up hanno richiesto un paio di caricatori da 300 colpi prima di ottenere risultati ottimali.

I primi tiri evidenziavano una certa difficoltà nel trovare una corretta registrazione dell’Hop Up, il quale risultava alternativamente  eccessivamente efficace e meno efficace.

Sparati quei seicento colpi, il fucile si è stabilizzato e la registrazione dell’Hop Up è diventata più efficace.

Ho ottenuto una regolazione tale che i colpi, sparati sia a singolo, in rapida successione e, poi, in full auto, hanno prodotto una vera e propria scia continua e tesa. La batteria da 11,1 volts, sicuramente estremamente potente, non ha scomposto il fucile che, pur con un ROF per nulla non realistico, non ha mancato un colpo.



SMONTAGGIO

La prima parte dello smontaggio dello MK 18 MOD 0 di VFC, non differisce per nulla da quello di altri modelli analoghi.

Si sfila il perno passante anteriore e, facendo attenzione a non danneggiare la finestrella dell’otturatore, si separano i gusci superiore da quello inferiore.

 

 




Per estrarre il Gear Box, si procede sempre in maniera analoga ad altri M4 CQBR, ricordandosi che è necessario smontare il meccanismo del Bolt Catch e che il pulsante di ritengo del caricatore è identico a quello dell’arma vera.
Per smontare quest’ultimo è necessario spingere il pulsante fin dentro il receiver, facendo sporgere del tutto la leva di blocco caricatore sul lato opposto, quindi si ruota quest’ultima in senso antiorario, svitandola dal pulsante.









Tolti anche motore, l’impugnatura motore, calcio e relativo tubo, perno del grilletto e perno passante posteriore…il Gear Box non esce!

Sotto c’è una vite del tipo a testa “allen”, esagonale.

Svitata la vite, si rimuove la levetta, curando di non perdere la sferetta di acciaio, caricata da una molla molto piccola, che serve a mantenere stabile la regolazione del selettore.



 


Infatti, a differenza dei “fratelli” di altra marca, l’MK 18 MOD 0 VFC richiede lo smontaggio della leva del selettore.
Usando un cacciavite a lama molto sottile, è necessario staccare la piastrina di acciaio che, rimossa (possibilmente senza perforasi un dito…).
La piastrina è trattenuta alla leva del selettore, da un paio di gocce di colla.

 




 




Ora è possibile estrarre il Gear Box dal receiver inferiore.


CARATTERISTICHE SALIENTI DEL GEAR BOX

A gear box estratto, è possibile apprezzare alcuni dettagli di rilievo.

Le boccole utilizzate sono in metallo pieno, da 8 mm di diametro.






Il meccanismo che sincronizza il movimento del selettore con quello dell’indicatore a destra del fucile, ricalca quello già impiegato sugli SCAR.

In sostanza, due coppie di ingranaggi - due dei quali simmetrici e collegati da un alberino che attraversa il gear box - fanno in modo che al movimento della leva del selettore corrisponda lo spostamento in avanti ed indietro del selector plate – appositamente congegnato e realizzato di lamiera di metallo – e alla rotazione, sul lato opposto, dell’ingranaggio cui è raccordato l’ndicatore cilindrico.

 

 







Rimossi questi meccanismi, lo smontaggio del Gear Box è lo stesso di qualsiasi meccanica di seconda generazione.


Gli ingranaggi sono quelli comunementi usati da VFC, con sistema di regolazione dello spessoramento, per ingranaggio centrale e settoriale, costituito da mollettine coassiali agli alberini.


L’ingranaggio conico è spessorato con le classiche rondelle e, nell’esemplare oggetto della prova, ha richiesto l’aggiunta di uno spessore da 0.15 mm.

 

 




Il gruppo aria è il consueto VFC: cilindro di acciaio, testa pistone di alluminio con rondella antitorsione, pistone di plastica trasparente.

L’esemplare in mio possesso non ha rivelato problemi di tenuta dell’insieme.

La molla corrisponde ad una M90 con spire a passo variabile, estremamente lunga.

 

 














Di nuovo, c’è il guida molla il quale oltre ad essere dotato di cuscinetti antitorsione (di troppo, a mio avviso…) è dotato in coda di una vite conica la qual serve a tenerlo centrato rispetto al Gera Box.

Infatti, se nei piĂą diffusi modelli di Colt, la lunga vite che trattiene il calcio al fucile si avvita nello stesso guida molla, in questa splendida replica, la stessa vite fissa ad un inserto filettato solidale al receiver inferiore.

La vite sul guida molla, agevola il montaggio della lunghissima molla.

Avendolo aperto, ho approfittato per cambiare la molla di serie con una di nuovo tipo a passo variabile di mia produzione, molto corta e, quindi, molto facile da installare.






Rimontare il fucile non è facile. Infatti, il riallineamento degli ingranaggi del selettore con l’indicatore è faticoso.
Ci si deve armare di pazienza o si rischia di danneggiare i piccoli ingranaggi o il selector plate.
E' determinante riuscire ad allineare la sede dell'indicatore del selttore destro con il risalto presente sul corrispondete ingranaggio.
Dopo avere reinserito nella posizione corretta i meccanismi del selettore, si procede al montaggio della ASG in maniera analoga a quella di qualsiasi altro modello di M4 CQB.

 



CONCLUSIONI

Ho testato nuovamente la replica dopo averla rimontata. Con la nuova molla, la potenza è calata, ma di poco, attestandosi a 1 J esatto con qualche tiro appena over Joule.
Sarebbe stato utile rimuovere la rondella antitorsione montata sul pistone e l’energia sarebbe scesa certamente al di sotto del canonico 1 Joule.
La precisione ed il rateo di fuoco della replica sono rimasti inalterati.
La rosata ottenuta a 20 metri, con pallini da 0.25 Marui sparati all’aperto, è notevole.
Il montaggio di un puntatore tipo red dot con l’anello doto in dotazione, rende questa ASG micidiale ed efficace.

Questa nuova serie di repliche VFC rinnova il mercato dei modelli Colt CQB. Sembrava proprio che, ormai, non ci fosse più nulla da dire o da proporre…

La replica oggetto della prova è stata fornita da SAS MODELLISMO, di Nerviano, che da gennaio disporrà di un ulteriore limitato numero di esemplari al prezzo di circa 450,00 euro, cambio Euro/Dollaro permettendo.

Se, poi, desiderate approfondire l'argomento, sul forum c'è un topic apposito.


Vincenzo “Etabeta” D’Angelo


Discussione sullo Mk18 mod 0