Jing Gong G36 K - Test sul campo



 

Se molte aziende cinesi tentano di celare la reale provenienza dei propri prodotti sotto improbabili nomi anglosassoni, la Jing Gong non fa mistero della sua nazionalità anche a costo di risultare, non a ragione, meno attrattiva verso i potenziali clienti, dimentichi del fatto che anche ditte note come Classic Army sono cinesi e sempre piuttosto diffidenti verso i prodotti low cost.


Ma se l'ASG che andremo a vedere inizia con questo gap dovuto al nome del produttore, non fa certo fatica a ricredere i prevenuti: ma andiamo con ordine.
 

L'ASG e il Real Steel

La serie G36 è la naturale erede della gloriosa serie G3 della tedesca Heckler und Koch, ovviamente in calibro 5.56 al posto dell'obsoleto 7.62.
Esistono diverse versioni, esattamente come per la serie G3, ognuna con la sua peculiarità e adatta ad uno specifico tipo di utilizzo.
Le 3 versioni standard sono pressoché identiche nella forma, cambia solo la lunghezza della canna e qualche altro particolare, alle quali si aggiungono una SAW (Squad Assault Weapon, una mitragliatrice leggera per intenderci) denominata MG36, chiaramente riferita alla famosissima MG42, e alcune versioni sniper denominate SL8 e SL9 SD, la prima per uso sportivo e la seconda invece prettamente militare.
Veniamo alle 3 versioni base: le possiamo facilmente riconoscere dalla lunghezza della canna, misurabile ad occhio contando i fori di aerazione dell'astina paracanna;
2 per la più corta, la G36 C (dove la “C” sta per compact), 4 per la media denominata G36 K (kurtz) e 6 per la versione base, la più lunga, la G36.
Sull'astine di tutte le versioni sono presenti i fori per avvitarci slitte RIS, sotto e sui lati.
Salvo personalizzazioni e modifiche a posteriori, la versione base ha un maniglione con ottica integrata 1.5x e la canna fuoriesce vistosamente oltre il profilo dell'astina.
Arma in dotazione ai fucilieri della fanteria, che non hanno particolari esigenze quindi di compattezza e maneggevolezza nel trasporto.

La versione G36 C, la più corta, diversamente dalle altre due non ha solo la canna più corta (esce appena lo spegnifiamma dal foro dell'astina) ma anche il calcio, vuoto e ripiegabile in tutte e tre le versioni, è di dimensioni più contenute e al posto del maniglione monta una lunga slitta RIS, staccata dal castello, con tacche di mira integrate.
Purtroppo questa slitta rende molto difficoltoso l'accesso alla leva di armamento, che fortunatamente nelle nostre repliche serve solo ad aprire la finestra che consente di regolare l'hop up.
L'impiego di quest'arma è prettamente urbano, adottata anche dai KSK ma soprattutto dalla forza antiterrorismo tedesca, i GSG9.

Arma in dotazione ai KSK, la versione G36 K presenta una canna di dimensioni adatte all'impiego di forze speciali aviotrasportate pur garantendo una buona precisione. La canna termina giusto alla fine dell'astina, dove è agganciato un lungo spegnifiamma.
Nella versione real steel è presente un maniglione come nella versione G36, ma con un’ottica 3.5x con sopra montato un DOT.
 

Il Jing Gong G36 K




Ecco come si presenta esteticamente il G36 K della Jing Gong: le plastiche sono qualitativamente una via di mezzo fra il modello Marui e quello Classic Army.
Se con il primo condivide il fatto di essere in plastica, la sensazione di ruvidezza e l'opacità del colore sono del secondo, anche se quest'ultimo adotta dei gusci in fibra di vetro, materiale ben più resistente e di qualità.
Fortunatamente non ha l'aspetto lucido e “giocattoloso” del Marui, veramente poco realistico.
Le grafiche del selettore sono le stesse dell'MP5, cioè in bianco un riquadro con un proiettile sbarrato per indicare la sicura, lo stesso disegno senza sbarratura ma in rosso per il colpo singolo e un lungo riquadro con tanti proiettili in fila, sempre in rosso, per indicare la funzione full auto.
Poco estetico ma sicuramente intuitivo.
Il tutto è presente su entrambi i lati dell'arma.
Poco sopra il selettore, più spostato sulla destra in foto, troviamo il dente di aggancio del calcio che lo blocca una volta chiuso.
Il pad in gomma che ricopre la parte di appoggio del calcio alla spalla, è molto utile per evitare che l'arma si sposti una volta imbracciata. Meno indispensabile per noi softgunners che non abbiamo a che fare con alcun rinculo, ma certamente utile.
Nell'angolo basso interno del calcio troviamo un anello che, assieme al doppio anello (destro e sinistro) presente nel blocchetto metallico sulla parte anteriore della slitta posta sotto l'astina paramano, consente di adottare una cinghia a 2 punti o anche a 3 punti, per i soli destrimani, se sfruttiamo anche l'anello presente sullo snodo della cerniera del calcio, dalla parte opposta a quella visibile nella foto soprastante.
Ovviamente utilizzando il sistema a 2 o 3 punti non è possibile portare a tracolla l'arma con calcio chiuso.
Meglio quindi optare, come vedremo più avanti nella prova sul campo, per un aggancio a punto singolo all'anello centrale, sulla cerniera del calcio.
Il caricatore della serie G36 pur presentando lo stesso calibro degli altri fucili adottati dai paesi NATO, è incompatibile con tutti gli altri. Occorre un adattatore, disponibile anche per le nostre repliche, per poter utilizzare i caricatori standard tipo Colt.
Occorre in pratica sostituire l'imboccatura, nella foto chiaramente visibile davanti al grilletto, svitando il perno e sfilandola facendola ruotare in avanti per liberarla dal perno fisso anteriore.

 

(Particolare del caricatore)


I caricatori del G36 contengono circa 470bb, una bella capienza, e si fissano all'ASG senza giochi o possibilità che si sgancino senza volerlo.
L'innesto è meno rapido rispetto ai Colt, occorre prima agganciare la parte anteriore e poi far salire la parte posteriore, ma nel nostro sport il cambio tattico del caricatore è pura perdita di tempo vista l'enorme capacità di bb che abbiamo a disposizione.
Lo sgancio è invece rapido e sicuro: spostiamo in avanti la leva (in alto nella foto) posta fra il grilletto e il caricatore e sfiliamo in avanti il caricatore.
Sul lato del caricatore vediamo 2 scassi, sul lato non visibile in foto ci sono invece 2 perni che inseriti negli scassi agganciano fra di loro i caricatori.
Utile nella realtà, solo effetto “maracas” nel nostro gioco; molto meglio tenere i caricatori nel gibernaggio.
In tal proposito i perni e le dimensioni generose del caricatore giocano però a nostro sfavore, in quanto una tasca che normalmente ospita 2 caricatori Colt ne riesce a contenere solo 1 G36: e occorre dotarsi di tasche da 3 caricatori per contenerne 2.
I perni intralciano però l'estrazione dei caricatori, trascinandosi dietro il secondo caricatore o impigliandosi all'interno della tasca.
Nella superficie incavata fra i 2 scassi nella versione real steel sono stampigliati i dati del calibro e altre sigle, qui invece risulta tutto anonimo.

 



Anonima è anche la placchetta incavata sui gusci, dove nel real steel troviamo il logo H&K e i dati dell'arma.
In questa foto possiamo anche osservare l'ottima ruvidezza e opacità delle plastiche, davvero realistiche al tatto.

 



Leva di armamento tirata, e finto otturatore aperto che mostra la rotella di regolazione dell'hop up.

 




Se i caricatori garantiscono una elevata autonomia, lo stesso non si può dire delle batterie che riesce ad ospitare il vano dentro l'astina paracanna.
O adottiamo una batteria NiCd o NiMh mini type di scarse prestazioni oppure dobbiamo optare per una LiPo ad elementi allungati, tipo quelle che si inseriscono nei tubi del calcio degli M4 o nei crane. Come possiamo vedere in foto, una LiPo 7.4v 1200mAh entra comodamente, e avanza lo spessore necessario per aumentare il voltaggio a 11.1v se lo vogliamo.
Cambiare la batteria è veloce e facile, basta togliere il perno, stando attenti a non perderlo, e sfilare l'astina.

 



Regolazione deriva del sistema di puntamento ottico.

 

(Regolazione dell'alzo)

In questa foto, subito sopra la finestrella, possiamo vedere le tacche di mira per andare in puntamento senza utilizzare l'ottica. La finestrella serve appunto perché la luce filtri e dia risalto alle tacche che così possono esser meglio definite durante l'operazione di mira.
Le tacche di mira risultano quindi nitide e mirare è semplice; non sono solamente una soluzione di ripiego quando non si può utilizzare l'ottica. Colorarle di bianco migliora ulteriormente la loro visibilità.

 



Sistema di puntamento ottico.
Oltre al mirino a croce sulla sinistra vediamo anche le tacchette telemetriche, utili per stimare la distanza di ciò che stiamo guardando, anche se non necessarie nel nostro sport.
Cosa rappresentano i numeri con le tacchette?
La distanza fra la linea continua che sottolinea i numeri e le tacchette scalate inferiori rappresenta l’altezza di una persona di 175cm alla distanza riportata nel corrispondente numero moltiplicato per 100.
Il mirino centrale è tarato per massimo 200m, le crocette sotto sono invece i punti dove mirare alle distanze rilevate dal telemetro, rispettivamente (partendo dal basso) 800m; 600m e 400m per il bordo inferiore del cerchio centrale del mirino.

 

Test sul campo.




Il fucile si imbraccia bene, il peso è ben distribuito e l'impugnatura è comoda. Perfetto.
L'aggancio della cinghia ad un solo punto ci costringe a sorreggere con le mani l'ASG, ma in fase di puntamento e di trasporto sul fianco l'avere un unico punto di aggancio non ci creerà alcun intralcio.

 



Si va in puntamento istintivamente, il calcio si poggia alla spalla in modo molto veloce e stabile.
L'imbraccio è comodo, la lunghezza del calcio è contenuta e consente di impugnare senza sforzo l'ASG; poggiando la guancia sul calcio l'occhio si trova immediatamente alla giusta distanza per osservare e mirare dentro l'obiettivo, veramente veloce e facile.
L'ingrandimento è fisso e non eccessivo, risulta quindi utile anche nel soft air.
Dopo un puntamento prolungato avvertiamo il peso sul braccio anteriore, ma la slitta inferiore copre solo la metà astina più lontana e non è possibile quindi montare una forward grip ad una distanza ravvicinata che ci permetta di tenere una imbracciatura compatta per ridurre l'affaticamento.

 



Con il calcio chiuso l'ASG risulta essere di dimensioni contenute e di facile trasporto, davvero comoda.

Ok, dopo le prove di rito è arrivato il momento di utilizzarlo in gioco.
Il peso contenuto ci consente di tenerlo in posizione di caccia senza fatica, durante una pattuglia al primo segno ostile portarlo in puntamento è cosa pressoché immediata, il calcio e la sua distanza tra il poggiaspalla e l'impugnatura sono perfetti.
Raffica prolungata, i caricatori non perdono un colpo e i pallini formano una linea continua e densa.
Il grilletto risponde bene anche quando si tratta di sparare con raffiche brevi e ravvicinate, ottimo.
Potremmo fare altri test in pattuglia, ma l'ottica integrata reclama la sua parte di protagonista e per testarla occorre appostarci ben nascosti.
Un albero caduto e appoggiato in diagonale sull'impalcatura di una quercia fa al caso nostro, tanto più che è completamente avvolto da una pianta rampicante, la causa probabile del suo sradicamento.
Lì sopra sono completamente nascosto dalla fitta vegetazione della rampicante e posso osservare nitidamente la strada che porta all'obiettivo da difendere.
Arriva la pattuglia, con l'ottica posso vedere molto più efficacemente i movimenti degli operatori ma per il momento posso solo seguirli con l'ottica, troppo lontani per la gittata di una ASG.
Guardo attraverso l'ottica, l'immagine appare subito agli occhi senza dover cercare la distanza giusta, e anche nella scarsa luce della penombra di un sottobosco completamente coperto dalla fitta vegetazione alta la visione è chiara e limpida. Mi accorgo di non aver regolato la croce dell'ottica... poco male, a 20-25 metri non dovrei accusarne eccessivamente l'imprecisione.
Aspetto che tutta la pattuglia sia a distanza utile di tiro (mai e poi mai sparare al primo!) e prendo di mira la retroguardia, che mi volta le spalle.
Alcuni colpi singoli a distanza ravvicinata dovrebbero bastare, miro sulla parte superiore della schiena per evitare di impattare sul butt pack con il rischio che il colpo non venga avvertito e sparo: il primo si abbassa troppo rispetto alla croce e finisce di lato senza colpire niente ma il secondo arriva dritto sul gibernaggio dell'operatore che intanto si era voltato udendo il rumore del primo sparo.
Fantastico, osservare attraverso l'ottica il pallino che arriva a bersaglio è gasante oltre che utile: possiamo infatti correggere il tiro in modo preciso e, non meno importante, sapere esattamente se abbiamo colpito o meno il nostro bersaglio.
Resto nascosto ancora senza sparare mentre gli operatori della pattuglia stanno fermi e si guardano attorno per cercare di individuarmi; purtroppo la mia tattica di far pensare ad un agguato da dietro non ha funzionato per via del primo colpo fallito.
Ancora qualche istante immobile, poi la pattuglia si rimette in movimento tenendosi però coperta... ma nessuno ancora pensa che sia sopra le loro teste e che possa comunque vederli.
Altro operatore, alcuni colpi in singolo... il primo cala come in precedenza, gli altri 2-3 colpi arrivano piuttosto compatti tutti a segno, a circa 15 metri di distanza. Non male per aver sparato da una posizione con equilibrio piuttosto precario come la mia.
Il sistema hop up va sicuramente rivisto, non la “T” ma occorre controllare gommino e pressore per rimediare al primo colpo che cala.
Seguono lunghe raffiche durante le quali il caricatore viene presto svuotato, senza dover rimettere in tensione la molla di caricamento.
Dopo una mattinata di gioco l'ASG si è sempre comportata bene, le raffiche sono costanti e compatte, il singolo preciso, eccezion fatta per il già citato primo colpo.
 

Conclusioni

Ho davvero giocato con una ASG low cost? A conti fatti direi di no.
Solida, strutturalmente resistente e realizzata senza sbavature di lavorazione e con plastiche non inferiori di qualità a marche di prezzo più elevato, senza andare a toccare la fibra della CA che però costa il doppio.
L'aspetto opaco e ruvido la rende realistica ed esteticamente appagante.
Il suo funzionamento è stato sempre impeccabile, salvo per il neo dell'hop up sul primo pallino in singolo.
Si porta bene a tracolla, l'imbraccio e la sua istintività di andare in puntamento, sia con l'ottica che senza, è il suo punto di forza, peccato per il fatto di non poter montare una forward grip che aiuti a sopportare meglio il peso dell'arma in puntamento, anche se questo è davvero ridotto.
Per farlo dobbiamo sostituire la slitta con una più lunga; sui lati possiamo montare altre slitte per aumentare la modulabilità dell'ASG.
Sopra il castello, il maniglione liscio (comunque sostituibile con la versione RIS più bassa) non da la possibilità di agganciarvi una slitta o altri sistemi di puntamento, ma con quest'ottica di serie non se ne avverte certo il bisogno.
 

Conclusions


I really played with ASG a low cost? I must say no.
Solid, structurally strong and built without smudging of plastics processing and not lower quality than higher price brands, not considering the glass fiber of the Classic Army that is more expensive. His roughness makes it realistic and aesthetically satisfying.

During the game has always been impeccable, except for the hop up on the first ball in single mode. We can brings it easily, his instinctivity to go on the dot, both with and without the optics, is the strong point, too bad for not being able to mount a forward grip that helps to better tolerate the weight of the weapon in point, even if this is really small.
To do this we must replace the existing rail with a longer one, we can mount any other slides on the sides to increase the expandibility of this AEG.
Above the castle, the handle smooth (even possible to be replaced with the lower version) can't allow to use other pointing systems, but with this integrated otpic certainly you don't need nothing else.

Federico "RedBull" Pretolani



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