La pistola semiautomatica FN FiveseveN della società belga FN Herstal, introdotta sul mercato nel 1998, ha notorietà relativamente scarsa per due ragioni: le sue caratteristiche, che ne hanno limitato quasi ovunque l’impiego a reparti militari e di polizia, e la sua forma curiosa e poco armoniosa, che le ha negato i favori del cinema.
La FiveseveN usa la munizione SS190 calibro 5,7 x 28; questa cartuccia si è rivelata una sorta di quadratura del cerchio, avendo potere perforante, alto stopping power, e dimensioni e peso ridotti.
Per il suo impiego, la FN offre due armi: la PDW P90 e, la semi automatica FiveseveN.
Il suo aspetto prova come siano state privilegiate funzionalità ed ergonomia all’estetica.
La costruzione avviene con largo impiego di materiale sintetico, irrobustito da inserti metallici.
Il sistema di funzionamento è a ritardo d’apertura. La molla di recupero avvolta alla canna spiega la sagoma strozzata nella parte anteriore, simile alle pistole Savage.
Il meccanismo di scatto è a sola singola o doppia azione.
Il caricatore, in materiale sintetico, è fra i più capienti oggi offerti, contenendo 20 proiettili. Fra gli altri elementi caratteristici vi sono l’inconsueta disposizione della sicura, posta sopra il grilletto, sul fianco del fusto, ed azionata dall’indice, e due elementi sporgenti sui fianchi del carrello, che aiutano lo scarrellamento.
La FiveseveN nelle mani di un tiratore addestrato al suo maneggio è un’arma sicura, precisa e piacevole. In ambito militare, è stata adottata soprattutto da reparti speciali.
Il vero, anche se relativo, successo è venuto in seno alle forze di polizia, specie negli Stati Uniti d’America, dove, a partire dall’US Secret Service, numerosi corpi ed organizzazioni l’hanno scelta, magari abbinandola alla P90.
L’imponderabile fattore estetico, lo ammetto per quanto riguarda questa belga, non rientra nel campo delle sue virtù…
Di fondo, la FiveseveN rappresenta il materializzarsi di una rivoluzione conservatrice nel campo delle pistole da servizio e combattimento. Rinunciando al cane esterno ed alla doppia azione, questa pistola concettualmente si rifà alle automatiche del primo ‘900, come la P08 Parabellum o la FN 1900 e le successive 1903, 1910, 1910/22; nell’uso di servizio, deve essere preferibilmente portata “loaded, cocked and locked”, col tiratore addestrato a disattivare la sicura nel portare l’arma in mira, anche se, in fondo, la migliore sicura è il dito lontano dal grilletto…
Queste sono le principali caratteristiche
Lunghezza: 208 mm
lunghezza della canna: 122.5 mm
peso: ca. 620 g scarica e ca. 760 g carica
caricatore: 20 colpi (10 per uso civile negli USA)
La Five-seveN non è fra le repliche più presenti nella panoplia delle ASG; prima della Tokio Marui, solo la Marushin aveva proposto una sua riproduzione, predisposta per BB da 6 ed 8 mm.
Quando è giunto nei negozi, nell’autunno 2009, questo modello della Marui, ha conseguito un successo quasi imprevedibile, con il primo lotto di produzione esaurito nel giro di pochissimi giorni. Ora, SAS Modellismo ne ha fatto giungere un esemplare ad ASC per esaminarlo.
La confezione è a dir poco minimalista: un contenitore preformato in polistirolo nero, un coperchio in cartoncino, la replica con un caricatore, uno scovolinetto, un sacchetto di pallini, ed un corredo di manuali, bersagli ed avvisi. Dopo aver goduto della bazza proposta dalla TM con l’H&K Mk23 SOCOM, ci si rimane un po’ a bocca asciutta.
Degno di nota un adesivo sul fianco del coperchio, con la sigla dell’ASGK (Airsoft Gun Kai, la gilda dei costruttori giapponesi d’ASG), ed un numero identificativo del singolo modello.
Il manuale è stampato in giapponese, e, pure se illustrato, non sempre basta a chiarire modi d’uso e manutenzione.
Del resto, quello che conta è la replica, che appare in tutta la sua imponenza: si, perché la 5.7 (lasciatemela chiamare così) dissimula con la sagoma sui generis dimensioni ragguardevoli, e paragonabili, ad esempio, alla M9 Beretta.
A contrasto, estraendola dalla confezione la si sente veramente leggera. Alla bilancia, la replica fa segnare 426 grammi, che salgono a 748 con il caricatore inserito; 12 grammi in meno della real steel. La lunghezza è corretta, ed anche le proporzioni mi paiono esserlo.
Nella costruzione l’impiego di metallo è stato limitato a pochi elementi; oltre alle parti meccaniche, lo si è utilizzato per l’outer ed inner barrel, per il grilletto, per le mire e per il caricatore.
Castello e carrello sono in plastica nera semiopaca, mentre per le leve della sicura, dell’hold open e di smontaggio si è ricorso a della plastica di colore grigio chiaro.
La qualità di stampa è buona, anche se si vedono le linee di giunzione, e qualche particolare risulta meno credibile.
I marchi sono numerosi, ed, ahimè, tutti o quasi di fantasia; ne fornisco una carrellata fotografica, e non posso che rilevare come il logo “FN” sulle guancette sia divenuto un “TM”…
Esaminando i dettagli costruttivi, si comincia ad apprezzare quale sia stato lo sforzo progettuale che ha portato alla 5.7. L’impugnatura è realmente larga (56 mm), e forse un po’ magra (32 mm.), eppure la mano la circonda perfettamente, grazie ai risalti anatomici ed alla fitta zigrinatura.
Il calcio presenta due supporti sagomati laterali per il pollice, ed un rilievo sulla faccia anteriore.
I comandi sono disposti in maniera parzialmente inconsueta; sul fianco sinistro del castello, dal davanti, si trovano la leva di scomposizione, la sicura posta sopra il grilletto, e la leva dell’hold open, mentre il ritegno del caricatore, a pulsante e reversibile, è alla base della guardia.
La mano di un tiratore destrorso li raggiunge tutti senza modificare l’impugnatura, mentre per un mancino può essere fastidioso azionare l’hold open.
La guardia del grilletto è abbastanza grande, e presenta anteriormente una zigrinatura per la presa dell’indice, nel tiro a due mani.
Il caricatore ha dimensioni cospicue (data la capacità di 20 proiettili, e la loro particolare misura); il suo alloggiamento ha all’imboccatura una “gonna” nella parte laterale e posteriore, svasata anteriormente per favorirne l’inserimento.
Questo accessorio, a differenza dell’originale in materiale sintetico, è realizzato in fusione di metallo. L’organizzazione è quella consueta, con le valvole d’afflusso inferiore e di deflusso superiore.
L’alloggiamento semi bifilare dei pallini contiene 26 BB; per inserirli, occorre abbassare l’elevatore, ed utilizzare la svasatura ricavata in uno dei due bordi della feritoia. Rispetto ad altri caricatori della TM, lo spazio d’ingresso è più stretto, e ostacola leggermente l’operazione, che si svolge al meglio con uno speed loader.
Il carrello presenta sui fianchi, oltre alle consuete fresature, due elementi di presa in rilievo, che aiutano nello scarrellamento.
Nell’originale l’avviso d’arma carica è dato da un piolo, che viene a sporgere dal fianco sinistro del carrello; nel modello TM, una feritoia ricavata alla base del carrello permette di controllare visualmente se il cane è armato.
Le mire sono metalliche, fisse e dotate di tre punti bianchi per facilitare il traguardo del bersaglio. Il mirino anteriore è a cresta, e di dimensioni generose (4 mm di larghezza e 5 d’altezza); stimo che in una fondina attillata possa costituire un ostacolo all’estrazione.
Fra tacca posteriore e cresta della mira anteriore rimane un poco di luce laterale, prendendo la mira; a mio modesto avviso, in situazioni agonistiche è un vantaggio, non nascondendo la zona circostante al punto mirato.
Sempre esaminando il carrello, s’intuisce (e se n’avrà conferma dopo lo smontaggio) che in realtà lo formano due gusci sovrapposti, per simulare gli elementi metallici e sintetici con cui è fatto l’originale.
Lo spessore complessivo della faccia anteriore arriva a 8 millimetri, e lateralmente a 4 e 6. Dove altre pistole hanno l’alloggiamento della molla, anteriormente e sotto il castello, è presente una scina M1319 Picatinny, adatta all’installazione d’accessori per il puntamento o l’illuminazione.
La procedura di scomposizione è peculiare.
Per la ricomposizione si segue la procedura opposta, badando che il braccio sporgente solidale alla canna entri nel suo alloggiamento sul fusto.
Esaminando la meccanica, si rileva come la Tokio Marui abbia badato nel possibile alla fedeltà meccanica, riproponendo il meccanismo a ritardo d’apertura mediante leve dell’originale.
Inner ed outer barrel sono solidali; il gruppo hop up è in metallo e si regola mediante una rotellina, in modo analogo a quello della serie 1911. L’outer barrel ha il diametro esterno di 11,4 mm. La canna è relativamente corta: una diecina di centimetri, lo dimostra nel tiro… Il funzionamento è del tutto analogo a quello della vera 5.7.
Dopo aver rifornito di gas (e ce ne vuole parecchio, con il solito sbuffo a segnalare che il serbatoio è pieno), e di pallini, s’inserisce il caricatore nel suo alloggiamento.
La manovra avviene senza difficoltà, e, una volta agganciato dal ritegno, il caricatore vi rimane senza mostrare giochi o correre il rischio di cadere. Il pulsante di sgancio è sovradimensionato, e al tatto lo si percepisce nettamente; la posizione naturale delle dita nell’impugnatura è più bassa, e previene possibili pressioni involontarie. Lo si può anche facilmente invertire, per tiratori mancini.
Per caricare la replica è indispensabile arretrare il carrello, armando il cane interno; e due elementi sporgenti dal carrello sono un validissimo aiuto per questa manovra.
Inserire e togliere la sicura, anche se richiede che si usi l’indice anziché il pollice, è azione immediata. La condizione di sicurezza o prontezza della replica è percepibile sia grazie al classico pallino rosso, sia mediante due riferimenti in rilievo, che permettono di controllare anche al buio.
L’impugnatura è buona sia ad una sia a due mani; questa è consigliabile nel caso di tiro rapido, per controllare lo scarrellamento.
Lo scatto è buono e leggero, dato che la replica funziona a singola azione. La corsa del grilletto è limitata a 6 millimetri, e si avverte nettamente l’indurimento che segnala il prescatto. Il collasso di retroscatto è contenuto.
Il rinculo è cospicuo, ma non fastidioso; lo scarrellamento l’ho percepito progressivo.
La stima della precisione è questionabile; la mia impressione è che la preparazione del tiratore qui abbia un ruolo di rilievo.
Le prove che ho compiuto, affiancandole la replica di precisione P362, per la 5.7 mi hanno restituito delle rosate aperte, anche a breve distanza.
La potenza: non avendo un cronografo, mi affido ai dati d’alcune serie fonti, che la indicano in 230 fps con BB da 0.20 e red gas. Col green gas dovrebbe attestarsi sui 270 fps, abbondantemente sotto lo Joule, anche in rispetto alla normativa nipponica.
Il funzionamento è impeccabile: nessun inceppamento, alimentazione perfetta, hold open efficiente.
Questo video la mostra al rallentatore; si apprezza soprattutto il perfetto timing del meccanismo, che inizia il ciclo di scarrellamento quando il pallino ha già lasciato la canna.
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(Si ringrazia il canale di Nishiyan240)
(Thanks to Nishiyan240)
A questo punto, cosa dire?
La FiveseveN è uno strumento affidabile e leggero, capace di impersonare benissimo il ruolo di backup per come lo intendo io, ossia da usare in emergenza ed a brevi distanze. Adatta alla maggior parte delle fondine non sagomate, tende a raffreddare nelle sequenze veloci. Il serbatoio del gas molto capiente offre un’autonomia straordinaria, comparata, ad esempio a quella delle repliche 1911 monofilari.
Per chi ama curare l’estetica, abbinata ad una P90 forma la base di setup un po’ fuori dalla norma.
A chi cura e gode la propria collezione, credo non possa proprio mancare: dopo il profluvio di 1911, 2011 e 92/M9, è qualcosa di diverso ed unico, anche con le imprecisioni sui marchi.
Chi pratica il barattoling può divertircisi, accettando i limiti di rosata; la piccola scalcia come un muletto, e diverte. Per usi più impegnativi, come il tiro dinamico, forse occorrerà qualche intervento di miglioria, come la sostituzione della canna.
E a me? A me piace… così com’é.
Un grazie a SAS Modellismo, che ha messo a disposizione l’esemplare qui esaminato, e ad Etabeta, che me l’ha fatto giungere fra le mani.
English digest
Surely not the most charming handgun of the world, the FN FiveseveN sports some amazing characteristics.
Technically, it is a single action weapon, with a covered hammer. It reached a goods success amid various police and security agencies, including the US Secret Service, many times aside of FN P90 PDW.
The Tokio Marui model it has been realized very close to the original, almost completely built by plastic, having the most prominent metal parts represented by the outer and inner barrel, and by the magazine.
The slide it is made of two separate plastic shells, this may be intended to reinforce the 5.7 enough to bear the Green Gas. Almost all marking are fantasy; also the FN logo it was turned into TM…
The replica it is very ergonomic, but it has a peculiar way to be used, especially regarding the Safe lever, located just over the trigger, and pulled by the forefinger, instead of the thumb as usually.
The magazine catch could be easily inverted, just by removing its spring, for left handed users.
The magazine hold 26 bb, and quite a lot of gas, allowing about 100 shot!
In my simple trials the consistence were on the standard, but it works nice and sure, and it was so amusing to felt its recoils.
Resuming, in my humble point of view this is one of the best “pure backup” replicas around; simple to use, almost faultless, it gives enough accuracy to hit with a flight of BB a target as close as to mid range.
Also, this replica could be a must have for collectors; you may love or hate it, but surely it could not be ignored.
Much amusement could also come by plinking with this little beast; the recoil felt it is very strong, and hit small targets not such difficult to achieve.
Over all, in my own point of view, I like it. Mazariol