Jing Gong 3-9 x 40 scope



 

Jing Gong 3-9 x 40 scope...un'interessante upgrade per le nostre ASG di precisione.

Jing Gong 3-9 x 40 scope...an interesting upgrade for our accuracy AEGs.

 

 

Poco tempo fa, approfittando di un'offerta che abbinava uno Jing Gong BAR 10 ed un'ottica di puntamento, ho ceduto alla tentazione di avere uno sniper in collezione.
Sul BAR 10 poco di nuovo vi è da dire: è un figlio naturale del VSR 10 Marui, lavora bene, ed è un poco over (per non sbagliare, ne ho circonciso la molla...).
Aspetto di trovare uno spazio adatto per provarlo a distanze congrue, ma dai primi esperimenti è attrezzo preciso quanto serve.
L'ottica che lo accompagna si è rivelata veramente interessante, e merita a mio avviso che vi sia spesa qualche parola.
Si tratta di un cannocchiale galileiano da puntamento, ad ingrandimento variabile da 3 a 9 volte, con lente obiettivo del diametro di 40 millimetri, ed il reticolo di mira illuminabile per impiego in condizioni di scarsa luminosità.
L'apparecchio è fornito con il corredo di due staffe di supporto, di una coppia di tappi di protezione a fondo trasparente, e di una chiave a brugola per la manutenzione.
La costruzione è interamente in alluminio, e le lenti visibili sono in vetro, con applicato uno strato protettivo che riflette un alone bluastro.
Il corpo è cilindrico, e partendo dalla parte anteriore presenta:
- una sporgenza che previene i riflessi, ed è filettata internamente per aggiungere un eventuale altro cono paraluce
- due torrette per la regolazione azimutale e zenitale del reticolo di mira
- una ghiera per lo zoom
- una torretta che è assieme interruttore, regolatore e alloggiamento della batteria per l'illuminatore del reticolo
- una ghiera per regolare la messa a fuoco e compensare eventuali difetti visivi dell'utilizzatore.
Il tutto è protetto da una vernice nera opaca, ben applicata ed abbastanza resistente.
L'assieme ha una lunghezza di 33 centimetri; l'altezza massima del binocolo alla torretta dell'illuminatore è di 62 millimetri, il diametro del coprilente anteriore è di 47 millimetri, 46 per l'oculare posteriore.
Lo spazio libero fra slitta e parte centrale del tubo è di 8 millimetri.
Il peso complessivo è di 546 grammi.
I due tappi di protezione dell'ottica, di materiale plastico, sono uniti fra loro da un cordoncino elastico; quello anteriore ha il fondo trasparente neutro, e quello posteriore di colore giallo, in grado di aumentare la visibilità in condizioni di foschia e crepuscolari. Quest'ultimo può essere impiegato come una sorta di filtro ottico, per accrescere la versatilità dell'accessorio.
Incrociando il cordoncino fra le due staffe, una volta applicato il cannocchiale al fucile, i tappi possono essere rapidamente rimossi senza rischiare che cadano al suolo e si perdano.
Le due staffe trattengono il tubo mediante una sella ed un fermo circolare. Sella e fermo avvolgono il tubo, e sono riuniti da quattro viti con testa a brugola. Nel montaggio, oltre alla perfetta orizzontalità, è da curare che il serraggio non sia eccessivo, per non deformare o danneggiare il binocolo.
Le staffe sono dotate d’attacchi per scina Piccatinny MIL-STD-1913 (o STANAG 2324).
Il collegamento avviene mediante due ganasce laterali (una integrale alla staffa e la seconda libera, e fermata da una vite) che stringono la scina. Alle viti passanti di fissaggio è applicato un pomolo dal diametro di 14 millimetri, col bordo zigrinato, in cui è ricavato un intaglio largo 3 millimetri, che permette di effettuare il serraggio impiegando oggetti di fortuna, come una moneta. I pomoli e le ganasce devono sempre essere tenuti serrati, per evitare di smarrirli.
La sistemazione e la rimozione del cannocchiale su un fucile avvengono molto rapidamente, e senza particolari difficoltà.
Il cannocchiale internamente è dotato di un reticolo, con indicazioni accessorie per la stima delle distanze. Manca purtroppo ogni indicazione sui sistemi di misura ed i riferimenti per cui è stato calcolato, che dovrebbero essere riferiti al sistema anglosassone. Per l'uso nel softair, in ogni modo, questo diviene di fatto irrilevante.
Le regolazioni possibili sono cinque, ognuna con un dispositivo separato di comando:
- azimut, ossia alzo, del reticolo
- zenit, ossia derivazione, del reticolo
- ingrandimento, o zoom
- potenza dell'illuminatore
- messa a fuoco.
Azimut e zenit sono tarati mediante due viti micrometriche, operanti in una coppia di torrette poste rispettivamente a destra e sopra il tubo.
Per accedere alle viti, occorre svitare dei tappi di protezione (realizzati anche questi in alluminio).
Ruotando le viti, per ogni scatto si ha lo spostamento dell’azimut o dello zenit di un quarto di secondo di grado (millesimale o sessagesimale?) alla distanza di 100 yarde, ossia poco più di 91 metri.
Questa taratura richiede l'impiego di un cacciavite con testa piatta spessa meno di 3 millimetri.
Lo zoom si regola mediante una ghiera a movimento continuo, con un fattore da 3 a 9 ingrandimenti. La ghiera, dotata di sei incavi di presa, ruota offrendo una certa resistenza, ma in modo scorrevole, ed è dotata di riferimenti numerati che facilitano la messa a punto.
Per l'utilizzo di gioco, l'ingrandimento 3x è particolarmente adatto; considerando la gittata delle repliche legali, che si piazza attorno ai 50 metri, l'oggetto osservato è visto come se fosse a 18 metri. Questo fattore di zoom consente di avere un campo visivo pari a circa 5 metri a 50 metri di distanza, mirando accuratamente, e di mantenere un'ottima luminosità.
Lo zoom ad alta potenza è utile per chi si dedica al tiro di precisione, sia per il campo visivo ristretto, sia per la difficoltà alla mira causata dall'amplificazione delle vibrazioni.
Una terza torretta attiva e regola la potenza dell'illuminatore di reticolo a luce rossa, con undici possibilità di taratura.
Questa ottica non è nata per l’oscurità, ma in condizioni di scarsa luminosità se la cava egregiamente; il reticolo è circondato da un alone di luce rossa, d’intensità sufficiente ad evidenziarlo, senza abbagliare il tiratore o nascondere i dettagli che compaiono nel campo visivo.
L'illuminatore è alimentato da una batteria, contenuta in un alloggiamento chiuso da un tappo a vite, e ricavato sulla sommità della torretta.
L'ultima regolazione è quella della messa a fuoco, che compensa eventuali deficit visivi del tiratore, ed è effettuata rotando in senso orario od antiorario una ghiera in materiale gommoso, al bordo dell'oculare posteriore.
Dal punto pratico, una volta eseguite l'installazione e la taratura, l'unico comando che potrà essere impiegato è quello dello zoom o dell'illuminatore.
La qualità ottica è buona; la definizione delle immagini e la profondità di campo non presentano grosse pecche, mentre con alta luminosità esterna si manifesta un po’ di diffrazione, ininfluente in ogni caso per la precisione di mira. L’impiego con luce crepuscolare o foschia è possibile.
Una volta montato sull’ASG, il cannocchiale è abbastanza basso, e limita un po’ l’impiego dell’otturatore, imponendo di impugnarne la leva all’estremità. Niente di particolare nel tiro mirato, ma un fattore che ostacola le serie in sequenza rapida.
La manutenzione richiesta è minima: pulizia con un apposito panno delle lenti, e un velo d’olio non aggressivo sulle superfici metalliche.
Se non è usato per lunghi periodi, conviene rimuovere la batteria dell’illuminatore, e proteggere i contatti elettrici applicandovi un velo di sostanze come la vaselina.
Qui ed ora, potrebbe starci una bella dissertazione su calcoli d’angoli, traiettorie, pesi e compensazioni; la teoria e pratica sull’arte dello sniping.
Stiamo parlando di repliche softair, con due loro proprie caratteristiche, che sono la traiettoria compensata dall'hop up, e la gittata ridotta, e quindi miro al sodo.
Una volta tarato attorno ai trenta metri, il cannocchiale farà benissimo il suo lavoro, soprattutto se chi lo usa avrà la possibilità di allenarsi e verificare quali correzioni eventualmente effettuare, anche per compensare il vento.
Beh, per cominciare scegliamo la nostra replica, e procuriamo che abbia una scina lunga almeno 10 centimetri, correttamente allineata all'asse della canna.
Proviamo ad installare il cannocchiale, verificando due cose: che non intralci il movimento dell'otturatore, e che possa essere collocato alla giusta distanza dall'occhio che mira (nel mio caso, è di circa 8 centimetri).
Soddisfatte queste due necessità, iniziamo la taratura.
Poniamo le staffe su una superficie piana, collochiamoci il cannocchiale e ruotiamolo sino a portare in orizzontale la sommità della torretta di controllo zenitale.
Serriamo i fermi rendendo solidali binocolo e staffe.
Regoliamo le linee di mira del reticolo sino a renderle ortogonali, e parallele agli ipotetici assi verticale ed orizzontale.
Installiamo il cannocchiale sulla replica, e prepariamo il materiale per il lavoro successivo.
Ci occorrerà un bersaglio da taratura, ossia un foglio formato A3 con al centro una croce i cui assi siano lunghi una diecina di centimetri; dei pennarelli colorati o degli adesivi con cui coprire i fori d'impatto, nelle varie serie di tiro; qualcosa su cui adagiare in posizione stabile la replica, come un tavolo con un sacchetto pieno di sabbia.
Prepariamo la replica usando la grammatura di pallini che c’interessa, e regolando l'hop up (magari, avremo tracciato un riferimento per poter ritarare allo stesso modo in futuro).
Mettiamo il bersaglio alla distanza che ci interessa (e venti metri vanno più che bene) e, tenendo l'ASG poggiata, facciamo coincidere il reticolo del cannocchiale con la croce del bersaglio.
Tiriamo alcuni colpi, in numero pari (serie di 8 vanno bene).
Andiamo al bersaglio, e tracciando una croce che divida i fori della serie di pallini in un numero uguale (ossia, per otto BB sparati, la croce deve creare quattro coppie di due fori ognuna).
Senza muovere la replica, regoliamo zenit ed azimut in modo da far coincidere le linee del reticolo con la croce che abbiamo appena tracciato... e teoricamente abbiamo regolato il cannocchiale per il tiro a venti metri.
Un altro paio di serie permetteranno di perfezionare la regolazione.
Beh, siamo ai consuntivi.
L'ottica che ho descritto (e che è offerta in numerose varianti a prezzi sicuramente interessanti) è ben realizzata, robusta, ergonomica, e versatile.
Non so come reagisca a forti sollecitazioni o sbalzi termici, ma in situazioni ordinarie mi pare affidabile, e grazie all'ampio campo visivo ed alla luminosità, particolarmente adatta al Gioco, come al tiro al bersaglio puro... senza dimenticare che lo stesso, per centrare un bersaglio, bisogna pur sempre saper tirare...

 


Not long ago, taking advantage of an offer that matched a Jing Gong BAR 10 and aiming scope, I succumbed to the temptation of having a sniper in the collection.
On BAR 10 there is little new to say: it is a natural son of the VSR 10 Marui, works well and is a little “over” under Italian rules ( in order to make no mistake, I circumcised the spring...).
I am expecting to find a suitable space to test it at reasonable distances, but relying the early experiments it seemed a sharp tool.
The lens that accompanies it turned out to be really interesting, and, in my opinion deserves spending a few words about.
This is a Galilean scope, magnification ranging from 3 to 9 times, with the objective lens having a diameter of 40 mm, and illuminated aiming reticle for use in low light conditions.
The kit unit is supplied with two brackets, a pair of transparent protective caps, and an Allen wrench for maintenance.
The construction is all aluminum, and glass lenses are visible, with an applied protective layer that reflects a bluish glow.
The body is cylindrical, and starting from the front it shows:
- A ledge that prevents glare, and is internally threaded to add any other cone hood
- Two turrets to adjust azimuth and zenith angle of the aiming reticle
- A zoom ring
- A tower that host together switch, regulator and battery housing for the illumination of the aiming reticle
- A dial to adjust the focus and compensate for any visual defects of the user.
The whole is protected by a flat black paint, well applied and quite durable.
The assembly has a length of 33 cm, the maximum height of the illuminator turret is 62 mm, the diameter of the front lens cap is 47 mm, being 46 for the rear eye.
The space between the slide and the central part of the barrel is 8 mm.
The total weight is 546 grams.
The two plastic lens protection caps, are joined together by a elastic drawstring. The front one has a neutral glass-bottomed, and yellow the back, to increase the visibility in mist and twilight. The latter can be used as a kind of optical filter to enhance the versatility of the accessory.
Crossing the lanyard between the two brackets, once applied the telescope to the gun, the caps can be quickly removed without risk of it falling to the ground and you lose...
The two brackets hold the tube by means of a saddle and a circular holder. Saddle and holder   wrap the pipe, and are assembled by four Allen head screws. In assembly, as well as the perfectly horizontal, is ensuring that the tightening is not excessive, not to warp or damage the scope.
The brackets are equipped with connections for MIL -STD -1913 Picatinny rail (or STANAG 2324).
Connection is via two lateral jaws (one integral to the bracket and the second free, and stopped by a screw) that tighten to the rail. Screws through the mounting knob is applied with a diameter of 14 mm, with milled edge, where it is converted into a 3 mm wide slot, which allows for the emergency tightening using objects such as a coin. The handles and the jaws should always be kept tight to avoid getting lost.
The placement and the removal of the telescope on a rifle occur very rapidly, and without any particular difficulty.
The telescope is equipped with an internal reticle with ancillary information for estimating distances. Unfortunately lacks any indication of the measurement systems and the references to be calculated, which should be reported to the Anglo-Saxon system. For use in airsoft, however, this fact becomes irrelevant.
The possible settings are five, each with a separate device control:
- Azimuth,
- Zenith, or windage
- Zoom
- illuminator power
- Focus.
Azimuth and zenith are calibrated using two micrometer screws, operating in a pair of turrets placed to the right and above the barrel.
To access the screws, unscrew the cap ( even those made of aluminum ).
By turning the screws, for every click you moving or the azimuth of the zenith of a quarter of a second grade ( mil or sexagesimal? ) at a distance of 100 yards, or a little more than 91 meters.
This calibration requires the use of a flathead screwdriver, less than 3 mm thick.
The zoom ring is adjusted by a continuous motion, with a magnification factor of 3 to 9. The ring, with six grip grooves, rotate offering some resistance, but smoothly, and has a numbered scale that facilitate the enlargement.
To use the game, the 3x zoom is ideal; considering the range of legal replicas, which sits about 50 meters, the observed object is seen as if it were 18 meters. This zoom factor allows you to have a visual field of about 5 meters to 50 meters away, aiming carefully, and to maintain optimum brightness.
The high power zoom lens is useful for those dedicated to target shooting, both for the restricted field of view, and because of the difficulty caused to the target from amplification of vibration.
A third tower activates power and regulates the red light reticle illuminator, with eleven possible calibration.
This lens is not born to the darkness, but in low light gets along very well, and the reticle is surrounded by a halo of red light of sufficient intensity to highlight it, without blinding the shooter or hide the details that appear in visual field.
The light is powered by a battery, contained in a housing closed by a screw cap, and set in on top of the tower.
The last adjustment is the focus, which compensates for the visually impairness of the shooter, and is performed by rotating clockwise or counterclockwise a ring rubber material, at the rear edge of the eyepiece.
From the practical point, once executed the installation and calibration, the only command that can be used is that of the zoom or the illuminator.
The optical quality is good, the image definition and depth of field does not have big flaws, while high brightness occurs outside a little ' diffraction, in any case irrelevant for the precision targeting. Use with twilight or mist is possible.
Once mounted on ASG, the scope is quite low, and limits a little the bolt handle use, forcing the lever to contest ends. Nothing particularly in the targeted shooting, but a factor that hinders the rapid sequence series.
The maintenance required is minimal: a special cleaning cloth, lens, and a film of not aggressive oil on metal surfaces.
If not used for long periods, you should remove the illuminator battery, and protect the electrical contacts by applying a thin layer of substances such as Vaseline.
Here and now, it might be there a good dissertation on calculations of angles, lines, weights and offsets, the theory and practice about the art of sniping.
We are talking about airsoft replicas, with two of their own characteristics, which are the hop up compensated trajectory, and range reduced, and then I aim to the point.
Once calibrated around thirty meters, the telescope will do its job very well, especially if those who use it will have the opportunity to train and test them to make corrections if necessary, also to compensate for the wind.
Well, at first we choose our ASG, and will take care that its rail will has a length of at least 10 cm, being properly aligned to the barrel axis.
We try to install the telescope, ensuring two things: it will not prevent the movement of the bolt, and can be placed at the right distance from the eye ( in my case, is about 8 cm ).
Meet these two needs, we begin the calibration.
We put the brackets on a flat surface, and then sit on the telescope, turning it horizontally to bring up the top of the control tower overhead.
Tighten the brackets stop making binoculars and solidarity.
We adjust the grid lines of sight till they become orthogonal and parallel to the hypothetical vertical and horizontal axes.
We install the telescope on the replica, and prepare the material for the next job.
We need a target to be calibrated, ie an A3 sheet with a central cross, whose long axes are about ten centimeters made using colored markers or stickers with which to cover the holes of impact, in the various series of shooting; something of stable on which lay the rifle, such as a table with a bag full of sand.
We prepare the replica using the BB weight which interests us, and adjusting the hop up ( maybe we will track a reference on it to calibrate the same way in the future).
We target at the distance we are interested ( and twenty meters are just fine ) and, leaning into the ASG, we match the reticle cross of the scope with target.
We pull a few shots, in even numbers ( set of 8 are fine).
Let's go to the target, and drawing a cross that divide the number of holes in an equal number of dots ( ie, eight BB shot, the cross must create four pairs of two holes each).
Without moving replication, we set the zenith and azimuth so that the grid lines to coincide with the cross that we have just drawn... and, theoretically, we adjusted the telescope for shooting at twenty meters.
Another couple sets allow you to fine-tune the adjustment.
Well, we are the accounts.
The scope that I described ( and that is offered in several prices variants definitely interesting ) is well made , sturdy, ergonomic and versatile.
I do not know how it react to high stress or temperature changes, but in ordinary circumstances it seems reliable, and thanks to the wide field of view and brightness, particularly suited to the Game, as the pure shooting... without forgetting that the same, to center a target, you still know how to shot...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mazariol

 

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