METAC vertical grip

(ossia, come ti faccio lo Skorpion CQB)

 


 

Sono sempre stato affascinato dalle repliche d’armi molto corte, compatte e leggere; ma provando ad impiegarle per qualcosa di diverso dal tiro di precisione, ho pure constatato la difficoltà a maneggiarle agevolmente… specie se il loro progetto risale qualche anno orsono.
Così mi è venuta l’idea di completare la sola che possiedo adatta allo scopo, con un’impugnatura anteriore, per renderla più adatta al tiro d’istinto.


Ad una fiera ho trovato, per un prezzo sicuramente interessante, un’impugnatura di plastica, con attacco per scina standard Picatinny, e l’ho messa in borsa (pagandola prima, ovviamente). Non sapevo ancora cosa farmene di preciso…

Poi, un raptus di follia ha fatto arrivare lo Skorpion della Golden Bow, e ho cominciato a pensare che fosse l’arnese adatto per ricavarne quella piccola arma con cui (se potessi) mi divertirei a giocare nelle “kill houses” o fra la boscaglia.

Beh, il risultato mi ha soddisfatto, e molto, e quindi vi presento un piccolo, ottimo accessorio: il vertical grip della ME-TAC.




Si tratta di un oggetto semplice, realizzato in buona plastica, di colore nero e con finitura esterna gommosa, che permette un’ottima presa.

Mi è stato fornito in un’anonima busta di plastica trasparente, senza istruzioni o specifiche.

L’altezza complessiva di questo ME-TAC non installato è di 114 millimetri, dei quali 95 sono disponibili per l’impugnatura vera e propria; la lunghezza massima della slitta è di 51 millimetri, la larghezza di 37,5.



La slitta ha una profondità di 7,1 millimetri; larghezza minima interna di 16,5 e massima di 22,6. L’elemento di fissaggio è dato da un cilindro del diametro di 17 millimetri all’estremità superiore, dotata di filettatura, che scorre per l’intera impugnatura. Una sporgenza cilindrica di 2 millimetri blocca lo scorrimento sulla scina dell’impugnatura.





La testa dell’impugnatura è monolitica, e presenta a metà della slitta un foro passante, utile per garantire il corretto allineamento con la scina.



L’impugnatura raggiunge un diametro massimo di 30 millimetri, ed ha profilo ovale, con 5 scanalature nella parte inferiore per aiutare la presa. Il peso dell’impugnatura stessa ì di 45 grammi, che salgono a 63 con l’elemento cilindrico di fissaggio.

Il cilindro interno si avvita grazie ad un pomello con sei grosse alette sporgente dall’estremità inferiore. Sulla testa del pomello è ricavato un alloggiamento abbastanza ampio da consentirne il serraggio anche con oggetti come monete o chiavi.



La sua filettatura ha una lunghezza di 25 millimetri, e non è continua; due interruzioni longitudinali permettono, al bisogno, di raccogliere morchia o depositi, e di serrare l’impugnatura alla replica anche se sporca.
La tenuta è assicurata anche da un O-ring collocato alla base della filettatura, una scanalatura abbastanza profonda da assicurarne il corretto posizionamento.

La realizzazione, anche se non priva di qualche imperfezione, è di qualità buona, con superfici nette e prive di ritiri, e modestissime sbavature alla giunzione degli stampi.
Fin qui, oggetto, e forse la descrizione già adesso può sembrare eccessiva per un accrocco da dodici euro; pensando che dalla sua qualità può dipendere una replica che costa venti o trenta volte tanto… beh, mi sembra il caso di parlarne a fondo.

L’installazione l’ho provata sul VZ61 della Golden Bow, e su un paio di Glock 18, della Cyma e della KWA.
Dico subito che entrambe le Glock hanno mostrato una scina dalle dimensioni particolari, troppo alta per la slitta standard di quest’impugnatura. Se si vuole trasformare la G18 in una CQB occorrerà provare con l’impugnatura pieghevole prodotta per l’arma vera dall’israeliana FAB, e si tratta di un oggetto non fra i più economici della sua classe…

Sullo Skorpion, le cose sono andate a meraviglia.
Dopo aver svitato il fermo cilindrico e sollevato il calcio a gruccia, ho fatto scorrere la slitta sulla scina; le dimensioni sono perfette, con uno scorrimento agevole ma senza giochi eccessivi.
Ho infilato il caricatore curvo fornito con la replica, e, ripiegata nuovamente la gruccia, ho collocato l’impugnatura in una posizione dove la mano di presa non urtasse i due elementi, e la rimozione ed introduzione del serbatoio non fossero impedite.
 



Grazie al foro passante sulla testa, ho serrato il cilindro facendo coincidere il perno sporgente con una delle incisioni trasversali presente sulla scina. Fatto!
 



A questo punto la prova del nove: reggendo il tutto per l’impugnatura ho posto la replica verticalmente ed orizzontalmente e l’ho scossa, senza percepire altro che una lieve deformazione elastica. Nessuno spostamento, od allentamento del fermo, a riprova che quest’impugnatura fa bene il suo lavoro.
 



Non è stato necessario ricorrere ad alcun arnese, e la semplice azione manuale, senza neppure l’uso di molta forza, ha reso impugnatura ed ASG una sola cosa.

La prova a fuoco… anzi, ad aria? È andata bene anche quella; impugnato a due mani, lo Skorpion è molto più adatto al tiro istintivo, mirato o dal fianco, e lo si percepisce più leggero del chilo e due etti che pesa.

Sull’onda della soddisfazione, ho sostituito il serbatoio curvo con uno a tamburo della Well (è compatibile con il Golden Bow, con una lieve modifica: il fermo del caricatore deve essere ridotto in larghezza di mezzo millimetro per lato; il pescaggio mi è parso discreto, ma ho avuto poco tempo per sperimentarlo) e ho verificato che l’impugnatura rimane in ogni modo buona.
 



Rimaneva in piedi il problema del trasporto; sull’originale, il fondo del calcio ha un elemento metallico a cui fissare un correggiolo. Nella replica, l’elemento funge da tappo del vano batteria, e quindi di attaccarci qualcosa non è il caso, proprio…
Avevo trovato anche una fondina originale, usata dalle forze armate della scomparsa Repubblica Democratica Tedesca; di cuoio e molto robusta… ma pensata per l’arma con il caricatore piccolo.
Non importa, mi tornerà buona per il reenactment, se mai potrò dedicarmici.

Ho recuperato una di quelle cinghie in nylon, con i moschettoncini esili e rigidi, che ogni buon fabbricante cinese si sente in dovere di propinare con le sue repliche, ed ho provato a fissarla alla gruccia, presso lo snodo.
 



Intendiamoci; per me, questo accessorio si può impiegare solo su repliche molto leggere, e forse appenderci un’ASG da un paio di chili è già sfidare la sorte. Un peso piuma come lo Skorpion non dovrebbe sollecitare le parti metalliche oltre i loro ridotti limiti.
Altra sorpresa: non solo i moschettoncini s’infilano senza problemi, ma sono fermati da un ispessimento del gambo metallico, e presentano sempre la replica col calcio correttamente posizionato. Il maggiore spessore dei gambi li mantiene efficacemente in chiusura, e questo mi rassicura in caso di qualche strappo improvviso.
 



Ho fatto un paio di prove, col porto a spalla ed a tracolla.
Nel primo caso, la cinghia deve essere passato sotto lo spallaccio, e la replica rimane lo stesso ballerina; se lo Skorpion è impiegato come arma primaria (per esempio, in una partita all’interno di una costruzione) questo è il modo migliore di portarlo. Estendendo la cinghia, è possibile stabilizzare la replica e mirare anche meglio che non usando la gruccia.
Il porto a tracolla consente solo il tiro non mirato dal fianco, ma trattiene abbastanza ferma l’arma; e credo sia quello adatto se lo Skorpion è il backup per il gioco.

Torno all’impugnatura: a mio giudizio, penso che per repliche pesanti sino ad un paio di chili, sia una scelta ottima, anche nel rapporto fra prezzo e qualità; poi, probabilmente una trazione violenta causerebbe dei danni all’ASG, specie se realizzata in fusione di zinco.
Il voto è un bel 10, a conferma che il buono si trova anche senza svuotare il portafogli.
 

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