ACM Masada



 

Sul mercato armiero, di tanto in tanto, compare qualche nuovo prodotto destinato all'aggiornamento o adeguamento dell'armamento individuale dei militari. In particolare, il mercato più ghiotto per le industrie armiere è costituito da quello delle Forze Armate americane, sempre più impegnate in conflitti che avvengono in scenari tali da mettere a dura prova mezzi, armi leggere e uomini.


E' noto che dopo la serie AK47 e derivati, l'arma d'assalto più diffusa e longeva è quella della serie AR15 più nota come M16, in dotazione alle Forze Armate Americane e a quelle di Paesi "amici".
Sostanzialmente, il fucile M16 è rimasto invariato e gli interventi principali di ammodernamento, oltre ad interessarne i materali di base, o, in alcuni casi (leggasi HK 416...) il funzionamento, sono stati concentrati sulla possibilità di rendere questo datato sistema d'arma, modulare, cioè in grado di essere adattato alle molteplici necessità delle moderne forze armate, rispetto ai contesti di impiego.
I fucili della serie M16 dotati di RIS, RAS, SIR ... (acronimi di sistemi modulari caratterizzati da presenza di slitte da 20 mm) che consentono l'installazione di accessori tra i più disparati (ottiche, visori, telecamere, torce, etc. etc. ) non hanno ancora trovato un degno successore.

I possibili successori di questo storico fucile sono caratterizzati da elevata modularità, possibilità di essere adattati a sparare munizioni di calibro diverso dal solito 5.56 mm NATO; possibilità di operare in zone dove sporcizia e polvere possono rendere inefficienti le armi.

Tra le nuove proposte, troviamo i fucili della serie ACR ovvero, Adaptive Combat Rifle progettato dalla MAGPUL, nota azienda produttrice di accessori per armi in materiali termoplastici ad elevata tecnologia, e commercializzato dalla Bushmaster, altra aziena nota nel settore armiero.



L'ARMA VERA

 


(da http://world.guns.ru)


ACR, ovvero Adaptive Combat Rifle, è un'arma modulare fabbricata con impiego di tecnopolimeri, per le parti quali receiver, calcio, astina e accessori, lega di alluminio per l'upper receiver - dotato di una lunga slitta Weaver per l'installazione di ottiche ed accessori - e acciaio per le parti meccaniche principali (canna e otturatore).
Caratteristica principale di questa nuova arma, è la possibilità di modificarne le caratteristiche sostituendo la canna, per ottenerne versioni adatte al CQB, oppure, alla dotazione individuale dei fanti, oppure ancora per ottenerne un'arma da sniper. Ma anche di cambiare calibro, passando da quello standard in 5.56 mm, a calibri più potenti.
Il tutto in risposta al concetto di "adattabilità" dell'arma.
Lo schema fotografico sotto, è esplicativo del concetto di adattabilità.




Meccanicamente, il fucile ricorda i G 36.

Reso noto dalla serie televisiva "Armi del futuro" proiettata su Sky e reperibile anche su Youtube, questa nuova arma è ancora in fase di svilluppo e qualche esemplare è in fase di test da parte di militari americani.



LA REPLICA SOFT AIR
 

Premesso che l'arma vera è ancora lungi dall'essere adottata da una forza armata e che per il momento è prematuro e difficile trovare riscontri "in action", godiamoci la replica soft air prodotta dalla orientale WATERLOO, che oltre ad essere stata un vero e proprio "scoop" nel mondo soft air, è stata anche oggetto di conteziosi legali.
Tanto è che per un certo periodo di tempo, i Masada sono diventati introvabili per poi ricomparire marchiati A&K e, ultimamente, proposti anche dalla G&P che pur basandosi sul modello di cui stiamo parlando, vi installerà una propria meccanica.

E, alla recente IWA se ne è visto pure un prototipo King Arms.

Il primo a disporne di repliche Waterloo in Italia è stato Ebairsoft quando, ancora, era conosciuto come Softair4fun.
Ora, nonostante le vicissitudini, il Masada si trova anche nei negozi sanmarinesi, abbiamo ritrovato la replica, questa volta anche nella colorazione nera e con improbabili loghi stampigliati sui gusci.

Qualche dettaglio comune alle repliche testate.

- castello superiore in alluminio;
- caricatore maggiorato di serie;
- calcio telescopico a sette posizioni, reclinabile con poggiaguancia regolabile;
- smontaggio canna ed outerbarrel realistico;
- plastiche robustissime;
- struttrua rigida e solida;
- energia misurata con pallini 0.25 Marui, alquanto incostante da esemplare ad esemplare: da 0.50 ad un massimo (su dieci esemplari testati)  pari a 0,85 Joules.

La replica è fornita in una semplice scatola di cartone color avana che contiene un astuccio in polistirolo sagomato.
Essa riproduce la versione con canna lunga ed ha in dotazione caricatore da 300 colpi tipo Magpul, nonchè una tacca di mira tipo flip up.



Il fucile è in colorazione Tan, uniforme, senza particolari differenze tra le parti in metallo e quelle in plastica, oppure in colorazione Black.
Le parti in plastica sono prodotte con un materiale molto rigido che, pur sembrando di primo acchito ruvido e grippante, di fatto risulta abbastanza liscio al tatto.





 

Il calciolo, ribaltabile sul fianco destro, è regolabile in sette posizioni. Lo si sblocca premendo due pulsanti posti a destra ed a sinistra della pala.
Il perno di rotazione è dotato di una molla telescopica che rende la cerniera di rotazione del calcio "elastica".
Per effetto di questa molla, due recessi antagonisti mantengono il calciolo in posizione di chiusura, anche se - a mio avviso - in maniera non proprio stabile.




In poisizione aperta, il calciolo rimane allineato, senza flessioni, grazie a un gancio azionabile tramite un apposito pulsante (come nei G36...).
Tuttavia, la plastica di cui l'insieme è prodotto, sembra pocco elastica e, quindi, il rischio di rotture in caso di utilizzo gravoso del fucile, è concreto.



La finestra di espulsione del bossolo (nell'arma vera, si intende) è chiusa dal finto otturatore, il quale scorre indietro trascinato dal manettino di armamento e rimane in posizione arretrata, grazie all'azione di un efficace "hold open" i cui comandi ambidesti si trovano davanti al ponticello del grilletto.

 



 




Caratteristica che conferisce realismo, ma è anche funzionale allo smontaggio della replica, è quella di poter separare la canna dal resto del fucile, un po' come avviene nei fucili della serie Steyr AUG.
Sfilata l'astina, compare l'otrebarrell che, nel punto di innesto nel receiver, è dotata di una apposita ghiera.
Agendo sulla leva elastica che le è collegata, allentata la ghiera, è possibile sfilare la canna la quale si trascina dietro il finto gruppo recupero gas nonchè la canna di ottone con relativa parte superiore dell'insieme Hop Up.







LO SMONTAGGIO
 

Lo smontaggio della replica  non è difficoltoso ma, ahimè, qualche problema c'è...

Il sistema è tenuto assieme da quattro robusti perni di acciaio brunito.
Due attraversano il fusto del fucile nella parte anteriore, in corrispondenza dell'innesto tra astina paramano e castello.
Altri due sono ubicati nel punto di connessione tra calcio e castello.




I perni entrano nelle rispettive sedi con grande precisione e resistono  all'estrazione.

Estratti i perni, i due principali componenti del fucile si separano ma, prima di separare le due parti, è necessario disconnettere i fili di alimentazione del connettore e relativo portafusibile.


Poi è necessario smontare il calcio, svitando la vite che lo trattiene al Gear Box e, poi, facendo scorrere il supporto a cerniera verso l'alto.



 



Se le prime operazioni risultano facili e prive di problemi, meno agevole è la rimozione dello sgancio caricatore che si è rivelato essere fatto di una lega metallica estremamente fragile, tantè che nonostante l'attenzione del caso, nell'esmplare oggetto di questa prova, si è spezzato di netto.

In ogni caso, per rimuovere lo sgancio caricatore, è necessario abbassare il pulsante dell'Hold Open.
A questo punto, il pulsante di blocco caricatore uscirà dalla sua sede, e potrà essere svitato.







Per rimuovere il motore, si procede nè più nè meno come nei fucili della serie Colt. Si rimuove il tappo, ed il motore - un classico cinese ad albero lungo - esce dalla sede con facilità.

 




 


I selettori sono molto simili a quelli già visti sulla serie Scar (High e Low Cost).

 






 


IL GEAR BOX
 

Ora il gear box è libero di uscire dal guscio inferiore.

Si tratta di un GB di seconda generazione, identico per fattura e componentistica a quello dei più comuni fucili della serie Colt.
Due sono le differenze visibili:

- il selector plate, che è di foggia identica a quella di un Colt, ma ha in più una nervatura guida che sporge dal lato sinistro;
- il lungo spingipallino simile, per lunghezza, a quello degli Scar di produzione Classic Army/DBoys di cui ha ereditato anche il sistema di funzionamento del selettore ambidestro.








Si notano subito le boccole in metallo da sei millimetri e gli ingranaggi del meccanismo di selezione del tiro ambidestro.



Scaricata la molla dell'antireversal e, quindi, liberati gli ingranaggi, ho verificato che questi sono spessorati in maniera insufficiente, con giochi laterali eccessivi, specialmente per il conico.

Il primo esemplare che ho avuto modo di provare, peraltro, aveva ben quattro viti sfilettate, tanto che giravano a vuoto nelle loro sedi e per estrarle è bastato semplicemente spingerele dal lato opposto a quello della testa.





Negli esemplari successivi (circa una decina) e in quello dell'attuale recensione, le viti le ho trovate integre, mentre tutto il resto, spessoramento compreso, è ancora da rivedere.



 

Il Gear Box aperto, rivela la marca della componentistica utilizzata: A&K.
Prodotti di qualità media, ma comunque onesti, a parte la testa del pistone che ha i soliti fori radiali per l'antivuoto che sono talmente grandi ed abbinati ad un O Ring di corda di diametro insufficiente, tale da produrre la solita perdita d'aria.





La molla si è rivelata alquanto debole tanto è che il produttore ha inserito ben sei anelli di spessoramento aggiuntivo sul guidamolla.

 




HOP UP

L'Hop Up è realizzato in plastica trasparente, comunque robusta e solida.
E' inserito nell'outer barrel (che è smontabile come nell'arma vera dal castello del fucile...) con lo stesso metodo usato sugli AUG: cioè una molla telescopica sulla canna, spinge l'Hop Up verso il GB e due piccolissime vitine ai lati della Outer, bloccano la T in corrispondenza dell'anello di centraggio della canna.

L'Hop Up si registra per mezzo di un cursore a slitta, di dimensioni piccole, peraltro difficile da vedere dato che è fatto di plastica trasparente come il resto dell'Hop Up.
Il cursore non ha fine corsa sul lato posteriore, verso il GB, quindi si deve fare attenzione a non insistere a spingerlo indietro perchè può uscire dalla sua sede.
Esso agisce su una leva, caricata da una piccola molla, che a propria volta spinge sul pressore del gommino.
Il pressore è di gomma cilindrica, pure trasparente.
Interessante, il gommino Hop Up utilizzato, che è del tipo dotato di due piccole lamelle che protrudono all'interno della canna, conferendo precisione alla traiettoria del pallino.
In ogni caso, dopo avere preparato e testato diversi Masada dotati di questo gommino, ho rilevato frequenti malfunzionamenti della replica e una scrsa costanza di regolazione dell'Hop Up, perciò, alla fine, ho deciso di sostituirlo con gommino Hop Up Systema, garanzia di affidabilità e costanza.


 



Ho colto l'occasione, per verniciare il cursore di regolazione dell'Hop Up di colore nero, al fine di renederlo visibile e meglio percettibile all'occhio.





LA LISTA DELLA SPESA

Nonostante la replica del Masada non sia facilissima da smontare, più che altro per quanto riguarda il riposizionamento dei selettori, la sua messa a punto è alla portata di chiunque abbia un minimo di capacità tecniche sulle ASG.
Ciò che, a mio avviso, serve per rendere il Masada utilizzabile senza svenarsi economicamente, è:

- una molla 1 J (come la Etabeta);
- una testa pistone Antivuoto. Economica ed efficiente quella della Element;
- un set di rondelle di spessoramento (Shim Set), pure Element;
- un gommino Hop Up di qualità, come il Systema.

Per i più esigenti, sempre che se ne abbiano le capacità tecniche, mi sento di consigliare la sostituzione dei cavi originali con fili a bassa resistenza.

 

 

 



CONCLUSIONI
 

Ho riassemblato il fucile, eseguendo gli interventi meccanici necessari:

- lavaggio del Gear Box dal grasso copiosamente presente;
- spessoramento corretto degli ingranaggi;
- sostituzione delle viti originali del GB con viti di diametro appena superiore;
- sostituzione della testa pistone;
- montaggio di una delle mie molle a passo variabile.
- sostituzione gommino Hop Up.

Ho utilizzato pallini Marui 0.25 High Grade, con batteria LiPo da 11,1 volts, 1300 mh e 15 C di scarica fornita dalla ACTION BATTERIES con risultati veramente soddisfacenti.




L'energia misurata al cronografo si è attestata tra 0.92 e 0.96 Joules ed il Rate Of Fire garantito dalla Lipo da 11,1 rende la replica costante e precisa.

Il costo - 180,00 euro - di questa replica tanto attesa è in linea con quello di molte Low Cost diffuse che pure necessitano di interventi per renderle affidabili ed efficaci.

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Etabeta

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