L'HK 416 della VFC è la riproduzione della carabina che la Heckler & Koch ha messo a punto riprogettando il più noto e già ampiamente diffuso fucile d'assalto della Colt AR 15, in dotazione all'esercito USA. Lo scopo che la H&K si prefigge con questo nuovo fucile è quello di offrire alle forze armate un'arma, che mantenga la possibilità di impiegare il munizionamento NATO 5,56 mm e relativi caricatori a norma STANAG, che non richieda uno specifico addestramento all'uso da parte di militari già avvezzi alla versio AR 15 e derivati e di migliorare le prestazioni dell'arma americana che qualche difetto ce l'ha.
A parte l'adozione di sistemi rail ormai onnipresenti sulle armi moderne, la H&K ha adattato alla sua versione del Colt un sistema di recupero gas a pistone a rimbalzo, già adottato sul G36. In sostanza, nel fucile Colt, il meccanismo di riarmo utilizza parte dei gas delo sparo che, captati da un forellino nella canna ubicato in corrispondenza del trapezio di mira anteriore, viene convogliato in un tubo di acciaio che corre sopra la canna fino al receiver dove il gas si espande in una piccola appendice del portaotturatore. Quest'ultimo, per effetto della pressione del gas, arretra, svincolando l'otturatore e attivando il ciclo di riarmo. Bene, questo ingegnoso sistema messo a punto da Stoner, ha lo svantaggio di convogliare gas caldi e sporchi in direzione dell'otturatore e del tiratore. Nel sistema adottato dala H&K, i gas vengono prelevati nello stesso punto, ma si espandono in una camera ubicata subito dietro la tacca di mira. Il gas spinge un corto pistone, detto a rimbalzo, il quale urta contro l'estremità di un'asta telescopica la quale, a propria volta, spinta indietro, agisce sul portaotturatore. Il vantaggio è duplice ed evidente: 1)- i gas con i residui di sparo rimangono e si sfogano nella camera ubicata sulla parte anteriore del fucile; 2)- il gruppo otturatore, oltre che rimanere pulito, non è sottoposto in maniera diretta alle alte temperature prodotte dal gas di sparo.
Detto questo, a noi che pratichiamo il soft air, poco importa di come spara l'arma vera. Ci interessa sapere come spara e come è fatta la replica; ci interessa sapere, anche, da chi viene impiegata, nella realtà quest'arma, visto che il soft air, ultimamente, con la vasta disponibilità di equipaggiamenti, sta divenendo sempre più una versione modernizzata del reenacting (vedasi i club FAST).
Di seguito la prima parte della recensione, nella quale sarà trattata la parte esterna della replica. Ogni foto è seguita dalla descrizione. Buona lettura. LA REPLICA
Esame esterno.
Lato sinistro della ASG. Molto belle le iscrizioni sul receiver.
Vista da sinistra del rail system anteriore. E' davvero ben fatto.
Vista da sinistra del receiver, con i loghi HK riprodotti. Il pulsante dell'hold open è operativo ed agisce realmente sul finto otturatore. Quando si arretra l'asta di armamento, infatti, il finto otturatore arretra e rimane bloccao in apertura, con vantaggio notevole per la regolazione dell'hop up. Premendo sul pulsante dell'Hold Open, il fnto otturatore si svicola e si richiude di scatto.
Vista da sinistra della pala del calcio, tipo Bushmaster a 6 posizioni.
Particolare del caricatore, che replica fedelmente, per lunghezza e curvatura, quello prodotto dalla HK. Attraverso il piccolo forellino si infila una speciale chiavetta in dotazione alla ASG che permette il caricamento della molla del caricatore, il quale contiene 300 colpi.
Il Rail system visto dal lato destro. Spunta il cavetto di alimentazione che andrà inserito nel LAM in dotazione, che contiene la batteria.
Vista da destra del receiver. Le scritte descrittive dell'arma vera, nella replica sono coperte da un grande adesivo rosso la cui colla, ahimè, è rimasta sul guscio.
Vista da destra della pala del calcio sul quale è riprodotto il logo HK.
Particolare della finestra otturatore aperta dalla quale si accede alla T Hop Up la cui regolazione è identica a quelle delle più comuni ASG serie Colt.
Dettaglio del pulsante di sgancio caricatore. E' identico al sistema vero. Non si smonta come quello delle comuni repliche.
La chiavetta inserita nel foro del caricatore, che consente di caricarne la molla. Con una carica completa, il caricatore viene svuotato dei 300 colpi senza bisogno di ricaricare la molla. Come nei caricatori Guarder...
La grip motore. Sottile ed allungata, ha la superficie corrugata in rilievo. Ergonomica, nonostante l'aspetto.
Il tappo della grip motore.
Non mancano anelli e fori per il montaggio di cinghie tattiche e di accessori.
La voluminosa unità LAM data in dotazione, è in grado di contenre pacchi batterie del tipo 1700 KRAU della Sanyo, fino a 9,6 volts. Più che sufficienti, dato che la meccanica della replica è costituita da componenti High Speed.
La replica è istintiva da imbracciare, neppure troppo sbilanciata sulla parte anteriore, su cui gravano il rail system e la outer barrel che riproduce per diametro la canna vera, con tutto il meccanismo di recupero gas.
Portata in punteria, la replica dà al tiratore una sensanesazione di rigidità che, dai primi tiri di prova, sembra influire positivamente sulla precisione, di cui parleremo nella prossima puntata. SMONTAGGIO
Lo smontaggio della replica è praticamente identico a quello di un qualsiasi Colt M4 con gusci in metallo del tipo scorrevole. Quindi vi risparmio la procedura, che è quella classica.
Tuttavia, la replica VFC del 416, essendo dotata di sistema Hold Open del finto otturatore, necessita di una operazione preliminare prima di procedere nello smontaggio tradizionale, e cioè la rimozione del meccanismo dell'Hold Open. Questo è costituito dal classico pulsante che si trova sul lato sinistro del corpo del fucile. Al pulsante, però, è collegato un braccetto che attravaersa la ASG, da sinistra a destra, passando sotto il GB. Una appendice di questo braccetto si infila nelal apposita sede ricavata sul meccanismo oscillante che è, a propria volta, imperniato sul lato destro del GB e spinto da una mollettina. Questo meccanismo, ingaggia una appendice ricavata sulla finestra scorrevole del finto otturatore che è, a propria volta, azionato da una sua molla indipendente. In sostanza, quando si scarrella tirando la manetta di armamento, l'otturatore si apre e, nella sua corsa retrograda, viene ingaggiato dal meccanismo che lo blocca in posizione aperta (a vantaggio della regolazione dell'Hop Up). Pigiando sul pulsante dell'Hold Open, il braccetto che gli è collegato spinge in basso il meccanismo che libera il finto otturatore il quale, a propria volta, scatta in avanti richiudendosi. Un sistema analogo è stato utilizzato dalla G&G, sul suo UMG 45.
Ecco le foto per procedere allo smontaggio dell'Hold Open.
SMONTAGGIO GEAR BOX.
A prima vista, il gear box sembra una comune versione II.
In effetti non lo è, perchè alla base VII la VFC ha aggiunto (evidentemente facendoseli produrre appositamente) delle piccole variazioni. La prima, la più evidente, è costituita dal perno su cui è fulcrato il meccanismo di sblocco dell'otturatore. La seconda è costituta dalla presenza di una finestrella semicircolare in corrispondenza del latch dell'ingranaggio conico. E' possibile infilarci un cacciavitino e sbloccare la catena di ingranaggi per poter mettere a riposo la molla, prima di aprire il GB. Dall'esame estenro, si evince anche che l'ASG monta boccole in materiale plastico nero, del diametro di 7 mm e selector plate laterale privo di contatto elettrico. Il che significa che la replica è dotata della sola sicura meccanica, come sui fucili della G&P.
Aperto il GB, spiccano subito le componenti di plastica trasparente. Pistone e astina spingipallino, sono, infatti, di un materiale plastico trasparente, molto lucido. Si direbbe materiale della Angel, una ditta orientale che ha sempre fatto buoni prodotti, ma che non ha avuto grande diffusione. Il materiale, nonostante le apparenze, è molto robusto ed elastico.
Il pistone è dotato di una testa AV in alluminio con un incavo anulare in corrispondenza dei fori radiali. Per chi non lo sapesse, l'incavo ha la funzione di evitare che la zona forata, andando a diretto contatto con la superficie della testa del cilindro, possa essere ostruita da residui di grasso o sporcizia, tali da impedire il flusso d'aria, o meglio, il deflusso che provoca il rientro appena percettibile del O Ring, agevolando la corsa indietro del pistone. Il risultato pratico è, a mio avviso, tutto da dimostrare. Tuttavia, credo che proprio la presenza di questa zona cava sia all'orgine del rumore secco, quasi uno schiocco, prodotto dalla ASG in fase di sparo. L'aria che rimane imprigionata nella cava, produce lo stesso effetto che otteniamo noi, quando battiamo le mani... Dietro la testa del pistone, c'è una boccola antitorsione. La molla, a prima vista, sembra una 120 a passo variabile. E', a mio avviso, inutilmente lunga e dura viste le nostre limitazioni. Una semplice molla a passo costante sarebbe stata sufficiente (ed infatti, quando ho riassemblato il fucile, ci ho montato una delle mie molle, ottenendo 89 metri al secondo con pallini 0,25 ed un sensibile aumento del ROF). Il guidamolla è semplice. Sembra un Marui.
Gli ingranaggi sono del tipo rinforzato. Il conico, a dire il vero, sembra più un classico Marui di nuova generazione, con 4 tenoni di bloccaggio dell'antireversal. Il centrale è il settoriale sono di metallo duro e sono caratterizzati da un sistema di "autospessoramento" probabilmente mutuato dal sistema Phoenix. Praticamente, gli ingranaggi (centrale e settoriale) sono dotati di una sola rondella di spessoramento dal lato sinistro del GB, mentre sul lato opposto, sui rispettivi alberino, sono montate delle molle telescopiche che spingono su due boccole scorrevoli le quali, a loro volta, vanno a contatto delle boccole sul lato destro del GB. Il sistema è ingenoso e elimina i problemi di spessoramento ma sulla replica VFC, a mio avviso, possono essere origine di qualche problea, specialmente per quanto riguarda la costanza del ROF. Infatti, un simile sistema, potrebbe dare risultati costanti se gli ingranaggi girassero su cuscinetti a sfera, poichè le molle spingerebbero sul mozzo centrale del cuscinetto, il quale ruota solidale all'alberino, ma sulle sfere. Sul VFC, le molle spingono direttamente sulle boccole, che stanno ferme e, secondo me, si comprtano come la frizione di una moto. Più l'insieme gira più la temperatira aumenta per effetto dell'attrito tra molla e boccola. Non disponendo di cuscinetti, ho spessorato gli ingranaggi in maniera tradizionale, recuperando i cilindretti di ottone necessari da due vecchi ingranaggi Marui ed eliminando le molle che rimonterò quando disporrò di cuscinetti da 7 mm. Il risultato è che, unitamente alla molla meno dura, la replica, ora, ha un ROF elevato anche con batterie LIPO da 7,4 Volt.
Alcune foto del GB aperto.
ALCUNI DETTAGLI
Molto interessanti alcune soluzioni operate dalla VFC. Come ho detto sopra, l'uso di materiale plastico trasparente, anche per la costruzione dell'Hop Up. I gommini sono perfetti e la tenuta con lo spingipallino ineccepibile.
I perni dei gusci sono dotati di chiavette per evitare di perderli. In particolare, quello posteriore, è caratterizzato da due gole in prossimità delle estremità . Una forcella è inserita in una gola. Quando si spinge il perno verso l'esterno, per estrarre il gb, la forcella si apre grazie alla conicità delle gole, scorre sul perno e rientra nella successiva gola. In questo modo, il perno rimane sempre bloccato al guscio, senza interferire con il GB.
Il guscio inferiore è predisposto per il montaggio di un calcio Crane (chiaramente, spostando indietro i fili del GB)
DIFETTI
La replica è, a mio avviso, lo "stato dell'arte", per quanto riguarda cura e realizzazione.
Tuttavia, almeno sui primi esemplari, un difetto si è manifestato: la partenza di raffiche senza che l'utilizzatore premesse il grilletto!
Dopo avere esaminato pezzo per pezzo il Gear Box e la sua componentistica, ho individuato il problema nella leva del Cut Off.
Ecco le foto dei cut off a confronto.
A sinistra, quello VFC, a destra quello Marui. Notare il dentino che dovrebbe sollevare il cursore elettrico, nella fase di tiro semiauto, sganciandolo dal grilletto. In quello VFC il dentino è più corto di quello Marui. La qual cosa, nel Cut Off di serie della VFC provoca il blocco del cursore in posizione avanzata e conseguente fuoco a raffica continua che affligge i 416 VFC.
CONCLUSIONI
La replica della VFC denota uno sforzo progettuale ed innovativo che, fino ad ora, ho riscontrato solo nei prodotti Marui. Non è il classico clone ma un vero e proprio progetto nuovo, in linea con il programma della casa iniziato con la replica dell'AK UN e delle mitragliatrici M60 e M249.Â
Il costo della replica è irrisorio, se si pensa che per ottenere un HK416 l'alternativa è il costosssimo Kit Hurricane che necessita, comunque, di tutta la meccanica (cioè quasi di un altro fucile) per essere completata. Sono soddisfatto dell'acquisto e mi sento di consigliarlo a chiunque sia attratto da questa replica, anche mettendo in conto gli interventi necessari, quali il depotenziamento, il montaggio di cuscinetti oppure di spessori tradizionali sugli ingranaggi e, infine, la semplice modifica all'astina spingiapallino che è origine, da quello che ho potuto constatare, del problema di blocco in raffica che già altri hanno avuto modo di sperimentare.Â